Un matrimonio molto singolare

Qualche tempo fa io e mio marito siamo stati invitati ad un matrimonio il cui ricevimento però sarebbe stato il sabato appena trascorso.

Abbiamo deciso di prendervi parte anche se  l’idea non mi faceva impazzire.

Non erano nostri amici ma soltanto clienti di mio marito e rischiare di passare tutto il pranzo fra sconosciuti con la puzza sotto il naso, un po’ m’mi imbarazzava.

Il rinfresco si è svolto in una casa campidanese di Monserrato, finemente ristrutturata e adattata a ristorante per ricevimenti. Un posto molto bello elegante e strapieno d’invitati. Saranno stati 500 o forse 600. Impressionante!
Appena giunti nel cortile  interno alla casa notiamo  subito un tavolo lungo una decina di metri posto a ferro di cavallo, riccamente imbandito di ogni leccornia. Facciamo il nostro primo giro di portata e ci sediamo in una tavolata sotto il portico, dove c’erano diversi posti liberi.

Ho notato subito che davanti a me sedeva una coppia alquanto singolare. Lei sui 45 anni e lui intorno alla trentina. Bellissimi tutt’e due.
Mi ha colpito la differenza d’età che c’era fra i due,  ma erano raggianti ed ho pensato a quanto potessero essere innamorati. Sembravano due adolescenti alla prima cotta dove ogni sguardo  trasmetteva un amore immenso.
Poco dopo ho scoperto però ( forse con un po’ di delusione ), che la coppia in questione erano madre e figlio.
Mi resi conto quasi subito della rassomiglianza e della dolcezza degli sguardi e di  quegli occhi cerulei che li accomunava.
Mi guardarono sorridendomi e forse un po’ sorpresi dal fatto che li osservassi con insistenza.

Approfittai  per rompere il ghiaccio presentandomi e così fecero loro.
Mi chiesero se ero parente della coppia di sposi, dissi di no, lei invece sottolineò la grande amicizia familiare che li legava fin dai tempi dell’infanzia del figlio.
Ho pensato ad una ragazza madre o ad una vedova per via delle attenzioni che lui mostrava nei suoi confronti sua madre e di quanto lei a sua volta pendesse dalle sue labbra. Avevano anche l’aspetto di due persone economicamente molto agiate .
Ne ebbi la conferma quando alcuni camerieri si avvicinarono dicendole  a voce bassa che il vino era finito . Adesso avevo capito! Erano imprenditori di vini. La donna ha trasmesso subito la notizia al figlio  il quale però si è mostrato un po’ contrariato. Ho pensato che forse erano stati i fornitori principali del vino per la festa e che l’ordine iniziale fosse stato troppo scarso .
Ma lei, senza controbattere, si rivolge ai camerieri dicendo di fare ciò che  avrebbe detto loro il figlio.
Lui indicò 6 damigiane vuote che si trovavano nella parete di fronte e disse qualche cosa che non riuscii a sentire. Ma lo capii subito dopo.
I camerieri cominciarono a riempire le damigiane con l’acqua del rubinetto.
Forse per poterci mettere un altro tipo di vino andavano ripulite. Ho seguito con attenzione questa operazione, volevo davvero capire cosa sarebbe successo. Mi pareva di assistere ad un film giallo che mi stava   appassionando.
Mio marito aveva appena trovato un suo collega avvocato col quale aveva iniziato una chiacchierata professionale  lasciandomi sola in questo film della mia fantasia .
Sono rimasta sconcertata davanti all’uso che i camerieri hanno fatto delle damigiane piene d’acqua.
Non ci credereste, ma hanno riempito una quantità enorme di calici sistemandoli nei vassoi e passandoli fra gli invitati. Tutti ne prendevano e tutti rimanevano sorpresi dalla bontà della bevanda. Non potevo credere ai miei occhi se non avessi seguito ogni passo di tutta l’operazione. Anche io ne ho presi due bicchieri colmi portandone uno anche a mio marito.
Lui, da intenditore, mi ha subito sottolineato quanto fosse buono questo vinello dolce lasciato probabilmente alla fine del pranzo, per poterlo sorseggiare con i dolci. Effettivamente anche io l’ho constatato assaggiandolo ripetutamente benchè sia astemia.
Questa storia di Gesù e di sua madre invitati a nozze, è una di quelle storie del Vangelo che mi hanno sempre affascinata . Con la mia fantasia ho voluto essere testimone oculare del primo e documentato  miracolo che il Vangelo di Giovanni descrive minuziosamente. Gv 2.1 – 12

 

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