La protesta

 

Generalmente la protesta è quell’atto di ribellione verso qualche cosa che non ci piace.

In teatro ha un significato preciso. Protestare un cantante o un direttore è un po’ quello che si fa quando un allenatore di calcio non è in grado di allenare una squadra. Si chiede l’interruzione del contratto e la sostituzione.

La protesta può avvenire da parte di un direttore verso un cantante o un professore d’orchestra o un artista del coro oppure verso i  solisti.

In tanti anni di lavoro in teatro mi è capitato diverse volte di assistere a proteste verso artisti che facevano parte di un cast d’opera. Un anno ricordo che il direttore si impuntò verso un soprano non proprio adatto per il ruolo di Tosca.

Un altro anno verso un baritono che stonava e steccava in maniera scandalosa.

Chi fa il cast a volte è costretto a prendere un artista che fa parte di un agenzia senza conoscerlo, ma fidandosi della  parola dell’agente, (che magari  aveva fornito la maggior parte dei cantanti), salvo poi trovarsi delle sorprese.

Ma le proteste possono avvenire anche in verso contrario: i professori d’orchestra che protestano un direttore; questo è più raro ma succede .

Un direttore protestato è colui che mostra subito delle pecche nel ritmo, nel gesto poco chiaro, nella difficoltà di lettura della partitura e soprattutto nel trovare un intesa-complicità con tutta l’orchestra. I professori d’orchestra, quelli che hanno decenni d’esperienza con i più grandi direttori, quando si ritrovano davanti un incapace, si ribellano chiedendo ai dirigenti artistici l’ immediata sostituzione affinchè non si penalizzi un pubblico pagante che ha diritto ad assistere ad uno spettacolo di qualità.

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