Era la prima volta..

“Vieni, con me ad un concerto di musica classica?”.
Era la prima volta che accettavo un invito del genere. Ne avevo sempre sentito parlare e sempre avevo rifiutato. Non mi piaceva e basta! Ho sempre pensato che la musica classica fosse una barba e tanto più ….mi sarei dovuta vestire quando stavo per infilarmi le pantofole e gustarmi “ballando con le stelle” alla TV.
Ma questa volta ho deciso di dare un taglio alla prigrizia.
“Si, vengo, ma dopo andiamo a mangiare la pizza? Al peggio mi addormento”- ho pensato.
Ho sempre sentito che a teatro si va vestiti eleganti. Avevo un’anziana zia che mi raccontava di certe maratone in lungo  in occasione della Stagione Lirica. Si pensava alla “prima” come ad un evento importante cui ci si preparava dalla fine della stagione precedente: “cavalli, lacchè, abiti da sera, signore in decoltè e pellicce” –  erano le parole che le sentivo ripetere quando si ricordava dei suoi tempi.
Ma eccomi all’appuntamento quindi, vestita come per un matrimonio,  con questo gruppetto di amici, improvvisato su FB. Ci si conosce quasi tutti, alcuni solo su facebook, ma era come se li avessi sempre conosciuti.
“Allora,  vi avviso! Non abbiamo biglietti perchè l’ingresso è libero!” – sottolineava l’organizzatore della serata –  “quindi siamo abbastanza in anticipo per poter trovare dei posti decenti, magari tutti nella stessa fila”.
“Sai quanto me ne frega!” – ho pensato. Non vedevo l’ora che tutto fosse finito per andare a mangiare.
Mi guardo dietro e vedo che la fila comincia a crescere. Ma, a quanto pare, questa barba di musica classica piace anche ad altri. “Caspita!”
Pochi minuti, e quella fila era diventata una vera e propria carovana dietro di me, fino alla strada. Ci sono un sacco di facce conosciute.
Toh, chi ti vedo?
Il mio vicino di casa, quello che vive solo, poveretto. Forse viene qui per trovare moglie. Ho sempre pensato che fosse single o separato, ma magari non lo è.E’ sempre così gentile, ma a me proprio non piace. Secondo me ogni tanto ci prova. Mi ha sorriso per mezzora…
“Ma c’è anche la verduraia!”  Ma guarda guarda, la verduraia che viene a sentire la Nona  di Beethoven. Devo dire che un po’ mi dà fastidio. Una persona ignorante come lei, che, a malapena, riesce a fare un discorso sulla maturazione dei meloni d’inverno ,  si interessa di cultura, di musica classica.  Sicuramente è per darsi un tono. Come diciamo in cagliaritano: un vero priogu pettonau (pidocchio pettinato).
Finalmente si entra! Aprono le porte, la gente spinge un po’.
“Calmatevi! Non siamo mica al concerto di Vasco Rossi!! “(l’ho solo pensato) .
La curiosità di vedere questo luogo tanto rinomato mi stava cominciando ad aumentare.
Lo scorso anno spesso mi imbattevo in qualche gruppuscolo di dipendenti di questo teatro che protestavano contro Tizio e contro Caio. Erano le poche volte che avevo sentito nominare il Teatro lirico.
“Gulp…! Che bello. Che bei colori!” Per un attimo mi è mancato il fiato. Quante poltrone rosse, e questo palcoscenico , è enorme!!. (L’ultimo palcoscenico che ho visto era quello del Palazzo d’Inverno  per uno spettacolo di prosa.)
E la gente corre, corre. Si siede e parla , e nomina  Beethoven, e la Nona, e qui e là, Beethoven sordo,  ecc ecc. Boh!?
E poi, non ci posso credere…..dopo che ci siamo sistemati , ho sentito dietro di me una voce. Dietro di me c’era la verduraia!!!!Nooo, non la sopportooo!! Sapeva tutto, tutto tutto della NONA DI BEETHOVEN, altro che priogu!!
Ha cominciato a raccontare a voce alta, al suo vicino, tutte le storie del musicista e di come aveva composto questa roba che era sordo, che aveva voluto aggiungere il coro ecc. ecc. bla bla bla. Uffa. mi stava cominciando a venire l’ansia, mi dava fastidio questa voce petulante.
“Ma perchè non cominciano?” Ho pensato guardando il palcoscenico pieno solo di sedie e leggii!
“Eccoli, eccoli, finalmente!” I musicisti entrano e si sitemano nelle loro postazioni. “Toh, c’è anche il figlio della mia amica”. Lui suona uno di quei chitarroni grandi, in piedi. Come si chiamano mmmh. Ci ha pensato   la verduraia a farmelo arrivare. Raccontava alla sua vicina di poltrona che molto tempo fa anche suo nonno suonava il contrabasso.

Ah , ho capito, quello era un contrabasso. Certo la mia cultura di insegnante di economia aziendale non mi aveva mai avvicinato a questo mondo che, lo ammetto, stava cominciando ad incuriosirmi.

Ma ecco, ecco che entra un signore decisamente in carne, senza capelli, che si piazza davanti alla sedia vicino al centro del palcoscenico.

“Sarà forse il direttore d’orchestra?”  No, perchè comincia a suonare da solo il suo violino, e poi tutti lo seguono. Ma staranno cominciando? Forse no.

Naturalmente lei, la verduraia, spiega alla vicina che stanno accordando gli strumenti. Mmmmh, ma allora, perchè non c’è il direttore d’orchestra ?   Non era lui che dava il via a tutto?

“Eccolo, eccolo che entra, che belloooooo, proprio bello, con quel frack! Saluta, è proprio un gran signore”.

Ci guarda tutti…mi guarda, anzi mi fissa. Oddio, che emozione, il cuore mi balza in petto.

Perchè mi guarda? Ah, forse perchè non mi ha mai visto a teatro. Si, si, è sicuramente per quello!” –  L’ho detto alla mia amica , ma lei  si è fatta una risata.

“Ma non lo sai che i direttori cambiano sempre?” – Mi ha detto. Non lo sapevo .

Cominciavo a sentirmi un po’ mezza scema e un po’come un bambino di un anno e mezzo che scopre i primi giochi meravigliato…..

fine prima puntata

seconda parte

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