Francesco Musinu: un basso internazionale


La voce del basso è la voce più grave nella classificazione dei registri vocali. E’ una voce rarissima, e chi la possiede, associata a delle buone qualità musicali ha una carriera assicurata.
La prima volta che sentii un basso era in occasione di un festival folcloristico, e lui era un russo. Mi impressionò questo timbro così profondo, ma allo stesso tempo rimasi affascinata da una vocalità così inusuale. Nei paesi dell’est c’è una maggiore concentrazione di voci gravi, anche femminili, e questo sembra sia dovuto alla struttura della laringe e a quella ossea del viso che fa da cassa di risonanza.
Eppure anche in Sardegna c’è una provincia dove le voci gravi non sono da meno, la provincia di Oristano. Mario Luperi, Francesco Musinu, Antonello Pippia sono tre “bassi” che provengono proprio da quella zona.
Oggi voglio proporvi una breve intervista con uno di loro, il basso Francesco Musinu che vanta quasi 35 anni di carriera in giro per il mondo: Teatro alla Scala, San Carlo di Napoli, Opera di Roma , Regio di Torino , Lirico di Cagliari , Fenice di Venezia, Verdi di Trieste, tanto per citarne alcuni.
Si è esibito in quasi tutti i Festival e i teatri di tradizione italiani  e stranieri  soprattutto in Francia, Germania, Spagna, Canada e Giappone.  Insomma una carriera intensa e varia che prosegue ancora oggi con grande successo.
Parte di questa carriera l’ha condivisa con sua moglie Giusy Devinu (v. blog ),  e l’opera che li ha visti maggiormente insieme è stata la Traviata. Il suo ruolo,  quello del dottor  Grenvil,  è il più eseguito in assoluto, tant’è che scherzando, dice di essere in attesa della “Laurea ad onorem” in medicina.
Francesco è una persona con uno spiccato senso dell’ironia.  Da bambino era invece molto timido  e si vergognava di tutto. Certo è strano se si pensa che poi, nella sua carriera  è stato diretto dai più grandi direttori d’orchestra del mondo: Claudio Abbado, Riccardo Muti , Giuseppe Sinopoli, Daniel Oren, Nello Santi, Gianluigi Gelmetti,  ecc. Per non parlare dei suoi compagni di palcoscenico, nomi da leggenda : Domingo, Bruson, Ricciarelli, Furlanetto, Ghiaurov . I registi non sono da meno: Carmelo Bene, Gabriele Salvatores,Franco Zeffirelli,  Liliana Cavani.
Francesco, chi ha scoperto le tue doti canore?
Sono nato in un paese della provincia di Oristano, Busachi, ma sono cresciuto ad Oristano dove ho frequentato le scuole primarie e secondarie.
Alle scuole superiori avevo un professore, Clemente Caria che dirigeva un coro: la Polifonica Arborense. Lui capì sin da allora che la mia era una voce interessante e mi invitò ad entrare appunto nel suo coro.
Come tutti i ragazzini anche tu avevi un mito
Si, il mio concittadino Mario Luperi, un grande basso.
hai fatto studi specifici al Conservatorio di Musica ?
Dopo le scuole superiori, mi presentai all’esame di ammissione per il Conservatorio G.P. Da Palestrina di Cagliari. Fui ammesso alla classe di canto del  maestro Gianni Socci. All’epoca esisteva ancora il Servizio militare e purtroppo, dopo un anno circa di studio fui costretto ad adempiere ai miei doveri. Al rientro ripresi con la signora Marcella De Osma.

Però  le occasioni di lavoro si presentarono quasi subito 
Si infatti . A 22 anni superai l’audizione per entrare a far parte del Coro del Teatro lirico di Cagliari  e  di lì a poco ebbi il mio primo ruolo da solista nell’Otello.
Quale è stato l’autore che hai eseguito di più?
Sicuramente Giuseppe Verdi. Dei suoi 27 titoli ne ho eseguito 18. Primo fra tutti La Traviata  di cui molte edizioni con mia moglie Giusy Devinu.
Giusy Devinu, un grande soprano con la quale Francesco ha diviso gran parte della sua vita. Erano giovanissimi quando iniziò la loro storia affettiva e poi professionale, e posso dire di essere stata testimone di quei primi momenti.
Francesco la ricorda così.
“La mia vita con lei è stato come un sogno.  Improvvisa arrivò la malattia e tutto cambiò. Come una nube nera, coprì la luce, stinse i colori e il suo bel sorriso che non mancava mai, non si spense ma la luce cambiò. In quei terribili anni di speranze, sofferenza, illusioni e terribili sentenze le stetti vicino come mai. Fu proprio in quegli anni che diventammo una cosa sola. Lasciai il lavoro le amicizie e tutto si racchiuse in un’attesa fatta di tanti attimi. Non la vidi mai piangere ne lamentarsi, anzi, riusciva persino a scherzare. Una volta guardando i medici che non avevano buone notizie,disse: Non preoccupatevi, nel mio lavoro non ho fatto altro che morire.
Questo è quello che posso testimoniare su Giusy, poco e forse non all’altezza. Io l’amai molto e lei amò molto me.
Sotto, un raro documento in cui Francesco canta con sua moglie Giusy.

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