Quando c'erano le radio libere

Negli anni ’80 andavano di moda le radio libere e ne spuntavano ogni giono di nuove.

Radio Cuore, radio Amore, radio Fiore, radio Gelosia, radio Amici, radiomusicalibera, radio noia ecc. ecc..

Era una selva di radio che trasmettevano di tutto : moltissima musica ma anche tantissima pubblicità.

Era per loro l’unica fonte di sostentamento.

Sicuramente i conduttori non provenivano da scuole di dizione, ma si impegnavano a mantenere un timbro di voce gradevole e senza grande inflessione.

C’erano poi  le canzoni con dedica dove si stava ore al telefono nella speranza di riuscire a prendere la linea e a chiederne qualcuna.

Per non parlare poi  dei quiz dove si vincevano pizze, bibite e magliette .

Erano tra i più assurdi come contare le pagine della guida telefonica o leggere al contrario senza errori, i titoli del quotidiano.

Nella radio di Cagliari allora più seguita, il venerdì c’era sempre l’opportunità di partecipare al quiz meno astruso, quello legato alla musica lirica.

Io naturalmente ci andavo a nozze e, dietro suggerimento di mio padre, telefonai (impresa difficilissima).

La fortuna mi assistette e vinsi una pizza e bibita per due persone.

La cosa che più mi fece piacere però, fu l’invito ad andare ospite in quella radio.

Mi chiesero se volevo dedicare qualche ora come esperta per una trasmissione  di musica classica.

 Fui veramente felice di ciò fino al momento in cui vidi dal vivo le persone che la conducevano.

Un po’ ci si innamora delle voci, quando ci si affeziona ad una trasmissione, peccato che quelle voci non corrispondessero esattamente a ciò che mi ero immaginata.

Intanto l’età dei due conduttori superava abbondantemente la cinquantina, (e non la trentina come facevano credere) ma la cosa che più mi sorprese fu l’abbigliamento e il posto.

Si trovava nella cantina umida di una casa, piena di zanzare , mosche e "prettas"(i sardi capiranno).

Tutti lì dentro stavano in pantaloncini e canottiera (non sempre profumata) in pieno agosto senza aria condizionata e, mentre si andava in onda i due conduttori facevano mattanza di tutti quegli animaletti.

Io lì, che assistevo a tutto ciò, dovevo mantenere una voce controllata e suadente per dare agli ascoltatori l’idea di trovarsi in una sala da concerto, fra persone eleganti e profumate di un’alto ceto sociale.

Mio padre orgoglioso, non si perdeva una trasmissione e al mio rientro (la notte tardi) stava sveglio per complimentarsi con me.

Non ho mai avuto il coraggio di raccontargli il disagio che provavo in quel posto.

Gli avrei rovinato le serate radiofoniche.

 Però devo dire che oggi ricordo quel periodo con grande nostalgia e, non mi dispiacerebbe ripetere questa bella esperienza.

3 commenti

  1. io invede mi sarei divertita in quella situazione. era la più chiara dimostrazione di come l’abito non fa il monaco.. insomma, erano riusciti a fare una cosa bella pur stando in una situazione non facile. molte delle mie esperienze sono state simili. dover tirare fuori il sangue dalle rape è un’esperienza che tempra il carattere e forma il lavoratore che ha voglia di darsi da fare. togo! anche per questo non mi faccio spaventare da esperienze nuove a anche difficili, anzi le cerco. non sai quanto mi sono servite. ciao otto!!

  2. Tutti noi attorno agli “anta” siamo passati per le radio libere. Io andavo a Radio Viva L’Amore, pensa te. Baglioni a tutto spiano. Noi però eravamo in una soffitta piuttosto pulita. Ciao.

  3. infondo questo è la testimonianza della passione delle persone che amano la musica e che avrebero fatto questo ed altro pur di far conoscere agli altri qualcosa di diverso da quello che propinano le radio convenzionali… io non vedo degrado nella descrizione dell’ambiente e dei personaggi… ma la romantica avventura di persone coraggiose che credevano a un sogno…

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