Puccini in TV: polemiche

Premetto che il Puccini televisivo in versione fiction miniserie a me è piaciuto. E’ pur sempre una fiction romanzata, dove la fedeltà all’originale è un po’ messa da parte.

E’ anche vero che certi sceneggiati per arrivare ad un pubblico più vasto devono adattarsi.

Ho sentito persone che hanno conosciuto il nostro grande musicista per la prima volta, attraverso questa fiction , e questo mi pare già un piccolo traguardo.

Ma i melomani si sa, non possono far passare troppi errori ed è giusto che questi vengano sottolineati.

 Di seguito pubblico il commento lasciato da un visitatore del mio blog  .

"Miniserie Buoni ascolti ma appassionati insoddisfatti.

Errori e luoghi comuni: la fiction su Puccini fa infuriare i melomani . Fiorenza Cedolins: dopo un po’ ho spento la tv (Infophoto) MILANO ? Che la sceneggiatura non sia irreprensibile alla storia vera, pazienza. Che la regia punti troppo sul tumultuoso privato anziché sul versante artistico, amen.

Una fiction è una fiction, dopotutto (e gli ascolti l’hanno anche premiata). Ma quello che non ti aspetti in Puccini, miniserie di Giorgio Capitani prodotta da Rai Fiction per i 150 anni dalla nascita del grande compositore, è che le musiche siano di un altro.

Di un prete, don Marco Frisina, specialista in colonne sonore per serie tv sacre e profane, dal Progetto Bibbia a Tristano e Isotta da Giovanni Paolo II a Callas e Onassis… «Povero Puccini, neanche la musica gli hanno lasciato. Forse Frisina esce dai Raccomandati », sospira feroce Enrico Stinchelli, con Michele Suozzo conduttore su Radiotre de La barcaccia, imprescindibile punto di riferimento per chi ama l’opera.

«Ieri mattina ci hanno sommerso di mail e messaggini per inveire contro la prima puntata. Infarcita di banalità e luoghi comuni in perfetto stile Rai Fiction. Che sia Puccini, Leonardo o Padre Pio, è sempre la stessa pappa. E poi Baricco viene a dire di dar più soldi alla tv… La tv oggi sa fare solo questo». «Volevo vederla ma dopo aver sentito ripetere per l’ennesima volta Turandò, alla francese, ignorando che sia un nome cinese, inventato da Gozzi, beh… ho pensato che era meglio lasciar perdere e ho spento la tv», si arrabbia Fiorenza Cedolins, soprano tante volte impegnata in titoli pucciniani, da Turandot appunto a Bohème, Tosca, Manon Lescaut.

Di ignoranza e disprezzo per il pubblico parla Paolo Benvenuti, regista di Puccini e la fanciulla, applaudito alla Mostra di Venezia e al Festival di Rotterdam. «Un filmato sciatto già nei dettagli, nella saracinesca moderna che si vede, nel muro di cemento anni ’60, nelle pettinature femminili sbagliate», elenca. Ma il vero guaio, assicura, è la sceneggiatura (firmata da Francesco Scardamaglia con Nicola Lusardi e Fabio Campus). «Hanno infarcito la storia di errori, non ultimo il ribadire che Dora fosse l’amante di Puccini». «E poi far dire a Boni-Puccini che Elvira è il suo grande amore quando lo sanno anche i sassi che la poverina veniva tradita con tutte…» aggiunge Giovanna Lomazzi, vice presidente Aslico, l’associazione Lirico Concertistica italiana. Scandalizzato anche il regista Filippo Crivelli: «Il rapporto tra Puccini e l’editore Ricordi è ridicolo, e così pure quello con i librettisti Illica e Giacosa, qui mostrati come macchiette mentre erano fior di intellettuali della Scapigliatura. Ridateci Bolchi!» implora, ricordando il celebre sceneggiato anni ’70 con Alberto Lionello. «Altri tempi. Io che sono stato consulente di Bolchi posso assicurarlo – interviene il regista Beppe De Tomasi – . Oltre a Lionello nel cast c’erano Tino Carraro, Ilaria Occhini, Ingrid Thulin… Meglio riproporre quella vecchia produzione che spendere soldi per una nuova produzione così scadente». Eppure, a collaborare alla fiction è stata anche la Fondazione Festival Puccini, che ha prestato anche la sua Orchestra. «A me non sembra poi così male, la fotografia è bella – la difende Massimiliano Simoni, presidente del Festival pucciniano – .

 Nel complesso il mio giudizio è positivo. Certo la musica di Puccini si sente poco. Prevale il gossip. Un Puccini di oggi. Puccini ai tempi della Fattoria».Giuseppina Manin03 marzo 2009"».

3 commenti

  1. Forse è vero che chi sa apprezza poco quando la realtà presunta viene disorta. Forse e mi lego a un post che vedo solo per caso ora, potresti fornire loro una bella colazione (stupendo quel pane !!!). Si una fiction è una cosa inventata non un romanzo storico. Mio padre, che era un discografico, in un caso simile avrebbe detto “la parola al solo popolo sovrano : la musica”…

  2. Puccini era di Lucca,ma di parlar toscano non se ne sente mai.

    La musica colonna sonora, a parte le pocghe riproposizioni del valzer di Musetta, sembra quella di “Orgoglio”.

    Nessuno scavo sulla travagliata costruzione delle opere e del conflittuale rapporto con i librettisti e neanche degli amori pucciniani di cui Elvira era molto gelosa (gelosia che si manifesta soltanto nella tragica storia di Dora di cui tra l’altro non si racconta gli sviluppi in termini legali).

    Purtroppo la superficialità regna sovrana e la differenza tra fiction e sceneggiato non si potrà mai colmare.

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