Chiara Lubich: primo anniversario

La penna non sa quello che dovrà scrivere.
Il pennello non sa quello che dovrà dipingere.
Così, quando Dio prende in mano una creatura
per far sorgere nella Chiesa qualche sua opera,
la persona non sa quello che dovrà fare.
E’ uno strumento.
Gli strumenti di Dio in genere hanno una caratteristica:
la piccolezza, la debolezza…
"perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio".
E mentre lo strumento si muove nelle mani di Dio,
Egli lo forma con mille e mille accorgimenti dolorosi e gioiosi.
Così lo fa sempre più atto al lavoro che deve svolgere.
E può dire con competenza: io sono nulla, Dio è tutto"

 

Queste righe ben sintetizzano una vita, la vita di Chiara Lubich. E’ questa la premessa che ha fatto più volte, specie prima di comunicare in pubblico la sua testimonianza di vita, il suo ideale di unità e fratellanza universale.

Di "abissi oscuri di dolore e di vette luminose di amore", è stata costellata la sua vita, sino all’ultimo.

Per condividere fino in fondo la notte che adombra oggi tanta parte dell’umanità e irradiare la luce "folgorante" di Dio Amore, balenata per il dono di un carisma, sin dagli anni bui del secondo conflitto mondiale.

Di Chiara, nel momento della conclusione del viaggio terreno, il 14 marzo 2008, sono proprio la luce e l’amore senza confini, tra le parole più ricorrenti nella miriade di messaggi giunti da tutto il mondo, da personalità e gente comune delle più diverse culture, età, credo.

E nella vasta eco della stampa. La misura d’amore di una vita senza riserve, viene in rilievo, all’ultimo saluto nella Basilica di San Paolo fuori le mura, nel messaggio di Benedetto XVI letto dal cardinale Tarcisio Bertone, che nell’omelia, definisce la sua vita "un canto a Dio Amore".

 

 

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