Silvio, l'amante e il marito

Uscito dal carcere, dopo aver scontato vent’anni per uxoricidio, alla vigilia delle nozze della figlia Giulia, adottata da una contessa, il signor Canio racconta la sua triste vicenda ad un musicista: Ruggero Leoncavallo.

La sua gelosia andava fuori dagli schemi; lavorando insieme era impossibile che non fosse così.

Lei, Nedda era troppo bella e gli sguardi dei colleghi della compagnia teatrale (Tonio),  erano come lame per il suo cuore.

Ma la gelosia di Canio ha un fondamento.

Infatti Nedda ha un amante (Silvio) nel paese (Montalto-Calabria) in cui si svolge la rappresentazione del loro spettacolo: I Pagliacci.

Canio è deciso a scoprire il nome del suo amante.

Durante lo spettacolo avviene la scena della gelosia tra finzione e realtà.

Dapprima, gli spettatori credono che tutto ciò faccia ancora parte della commedia. Ma a poco a poco si rendono conto che si tratta di una cosa mortalmente seria.

Nedda tenta di continuare a recitare la sua parte di civetta; ma quando Canio grida: < Il nome o la tua vita! >, ella corre verso gli spettatori.

Canio la colpisce col suo pugnale e quando Silvio esce dal pubblico per venirle in aiuto, anche egli viene ucciso.

Canio, atterrito di ciò che ha fatto, si volge al pubblico e dice:

< La commedia è finita >!.

L’opera lirica di Ruggero Leoncavallo fu rappresentata per la prima volta a Milano nel 1892 diretta da Arturo Toscanini

In questo video il tenore Francesco Medda , specialista del ruolo, canta la romanza più famosa dell’opera: "Ridi Pagliaccio".

 

 

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