Si può vivere senza mèta?

Qualche giorno fa sono andata a trovare una persona anziana in un istituto , e mi ha colpito come guardasse l’orologio in continuazione, aspettando con ansia l’inizio della sua trasmissione preferita: una fiction.

E’ la sua meta da circa dieci anni a questa parte, tempo in cui  ha cominciato a vivere in questo luogo .

Ma si può vivere senza una meta? A volte penso a come sarebbe la nostra vita senza un obiettivo.

 Tutti noi ogni mattina, quando apriamo gli occhi  cominciamo a pensare a quello che ci aspetta nel corso della giornata.

Naturalmente la meta principale è il lavoro: svolgerlo bene per ottenere buoni risultati che nella maggior parte dei casi portano ad una soddisfazione personale ed  economica.

Il musicista studia tutti giorni per raggiungere la meta del concerto, l’atleta si allena per le gare, o lo studente per un titolo di studio.

Per chi ha poi un credo politico o religioso, come ad esempio i cattolici: la meta principale  è vivere bene rispettando se stessi e il prossimo per potersi guadagnare la vita eterna dopo la morte.

Ma ci sono anche tantissime persone che non hanno una meta e che le loro giornate si svolgono nella maggior parte dei casi, in maniera vuota e triste.

 Pensate a chi non ha un lavoro o una fede, a chi ha una grave malattia senza speranza o a chi non ha più una famiglia .

Ho pensato a questi anziani che si illuminano nel vedere una persona che si rivolge a loro con un sorriso, che ha voglia di ascoltarli, di ascoltare la storia della loro vita.

Collaborando con la banca della memoria ho avuto modo di ascoltare e videoregistrare  tante storie di vita meravigliose che, se non fosse per la tecnologia , si perderebbero nel nulla.

Quando si vanno a trovare gli anziani ci sono due cose importanti: principalmente si fa loro compagnia dando una variante alle  giornate monotone , e poi si fa capire quanto essi siano ancora utili all’umanita, raccontando la loro vita passata.

Stimolarli quindi a ricordare tutto ciò che è stata la loro esistenza affinchè nulla vada perso.

Un domani i nostri figli e nipoti troveranno più facile e interessante studiare la storia, ascoltando dal vivo chi l’ha vissuta in prima persona.

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