1949: Elezioni del primo Consiglio Regionale (2 parte)

Correva l’anno 1949

Come il leone assomiglia ad un gatto che in comune hanno solo il fatto di appartenere ad una stessa razza, quella dei felini

I tram smettevano di circolare, quelli che non raggiungevano il deposito si fermavano sul perimetro della piazza dove inizia Su Brugu, diventando con i loro sedili comoda e privilegiata tribuna. In Italia non si era ancora smesso di parlare dai balconi. Questo variegato pubblico aveva lo sguardo incollato all’altezza di Borea pianoforti trala Grottadi Marcello e l’offelleria di Clavot, in attesa che da quei balconcini, srotolato il simbolo, apparisse l’oratore. I militanti immediatamente sotto, nella scomoda assorta posizione a mento in su. All’esterno della piazza gracchiavano con l’alto parlante, le musone “Fiat 1100 E”  tipo taxi verde-nero o addobbata versione camioncino cassonato in legno, che annunciavano altri comizi con lo stentoreo vota e fai votare. L’0ratore si sbracciava facendo leva sulla stretta ringhiera, mentre arruolati adolescenti distribuivano manifestini. Abili ed accorti tribuni affabulatori, terminavano appena in tempo per non vedere il pubblico diradarsi verso il prossimo comizio annunciato in piazza Costituzione. Collaudato teatro delle manifestazioni del Regime, che con la sua  tetra scenografia di drappi neri disegnava la Mussoliniana nella congiunzione delle scalinate. Nel dopo guerra invece la sua conformazione favoriva un aspetto più democratico alla manifestazione, la prima serie di gradini prima della doppia rampa delle scale, costituiva una gradinata praticabile, offrendo una vasto palcoscenico laddove dirigenti affiancavano e proteggevano l’oratore. Inoltre la piazza ben delimitata, con un sapiente uso delle bandiere e di cartelli poteva nascondere allo stesso tempo, i vuoti di un’esigua partecipazione od esaltare quella di un’affluenza più consistente. Non trascurabile, l’opportunità strategica di  numerose vie di fuga e di inseguimento offerte dalla toponomastica confinante, quando gli animi si riscaldavano per atavici pregiudizi, perché galvanizzati dai precedenti comizi oppure per via di qualche scherno o provocazione proveniente dai tavolini in ghisa e marmo del Caffè Genovese. Intanto edere repubblicane risalivano faticosamente il calcare bianco e giallo dei contrafforti dei bastioni, prima tra le fila sardiste poi con l’alleanza battezzata da Ugo La Malfa col Movimento Sardista Autonomista alle elezioni regionali del 15 giugno 1969 (dove a Sassari figurava ancora  una lista denominata Raggruppamento Combattenti e Reduci) e finalmente correndo  da solo nelle successive del 16 giugno 1974. Protagonista il medico di Villaputzu Armandino Corona, quando nel 1965 da sardista di vecchia data mancò il seggio elettorale per soli 88 voti. Visto che il partito repubblicano alle politiche del 28 aprile 1963 porterà alla Camera il sardista Tittino Melis.

A Sassari nel 1949 va a parlare in favore dei sardisti il repubblicano Ferruccio Parri, già Presidente del Consiglio, nel 1945 segr

Le elezioni regionali del 1949 si svolsero in un clima generale di ordine e compostezza, un fotogramma del filmato dell’Istituto Luce mostra una fila ordinata difronte ad un seggio presso una scuola cagliaritana, che in alto porta la scritta “vota Lussu”, ma di cui nessuno sembra curarsene, come analoga tolleranza per gli spazi elettorali oltre misura, grondanti di colla fresca. L’affluenza alle urne nelle tre circoscrizioni di Cagliari, Sassari e Nuoro fu dell’85,1% per un totale di 589.385 votanti  che avrebbero assegnato i 60 seggi – gli stessi della prossima XV° legislatura – ma per la sola durata di quattro anni. Furono così distribuiti: Democrazia Cristiana 22, Partito Comunista Italiano 13, Partito Nazionale Monarchico 7, Partito Sardo d’Azione 7, Partito Sardo d’Azione Socialista 3, Movimento Sociale Italiano 3, Partito Socialista Italiano 3, Partito Socialista dei Lavoratori Italiani 1, Partito Liberale Italiano 1; Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, distaccato con i suoi 4.838 voti, nessun seggio. Presidente della Giunta Regionale sarà eletto il democristiano Luigi Crespellani il Sindaco di Cagliari della Ricostruzione, che guiderà una giunta bicolore di sardisti e democristiani fino alle elezioni del 14 giugno 1953. Presidente dell’Assemblea sarà il sardista Anselmo Contu.etario del Partito d’Azione, da cui uscirà un anno dopo insieme a UgoLa Malfa.

Sono elezioni dal risultato per certi versi deludente,la DCche nelle politiche del 18 aprile del 1948 trionfava col 51,2% in Sardegna arretra al 34%, il PCI solo il 19,4% addirittura inferiore a quanto conseguito insieme ai socialisti col Fronte Democratico Popolare, i socialisti il 6% mentre i sardisti spaccati dalla scissione vede il Partito Sardo d’Azione Socialista arrivare al 6,6% mentre il Partito Sardo d’Azione raggiunge il 10,5%, il 20% nella sola provincia di Nuoro. Sarà una caratteristica comune fino ai giorni nostri, elezioni politiche dove prevalgono i valori ideologici sia nazionali che europei, consultazioni regionali guidate dalle esigenze dell’Isola e degli uomini che si candidano ad interpretarle.

Ma una cocente delusione per i destini della Sardegna giungeva prima: il 31 gennaio 1948 quando l’Assemblea Costituente approvava lo Statuto Speciale della Regione Sarda votato dalla Consulta Sarda nell’aprile del 1947, con un sensibile ridimensionamento dei sistemi di autogoverno, contro cui si schierano saldamente compatti tutti i deputati sardi, i comunisti Velio Spano e Renzo Laconi oltre ad Emilio Lussu, con i democristiani Mannironi e Mastinu. Anche il prolungamento della gestione  dell’Alto Commissariato per un anno e mezzo, sono un chiaro segnale teso a spegnere le aspirazioni regionaliste ed a consolidare l’istituzione centrale.

A tale proposito Lussu col pragmatismo del politico consumato e l’efficacia del valente scrittore ebbe a dire: “l’autonomia che i sardi avevano sognato somiglia a quella ottenuta dalla Costituente, come il leone assomiglia ad un gatto che in comune hanno solo il fatto di appartenere ad una stessa razza, quella dei felini”.

La seduta inaugurale del primo Consiglio Regionale avvenne di sabato, il 28 maggio 1949 presso l’aula consiliare del Comune di Cagliari con ancora i segni dei bombardamenti alleati. Ad introdurre i lavori in qualità di presidente provvisorio, fu il decano del Consiglio Angelo Amicarelli salutando l’evento come  “l’inizio del Risorgimento della Sardegna che fu sogno di tante generazioni”. Gli fa eco il neo presidente dell’assemblea Anselmo Contu che ai cronisti dichiara emozionato “sembra un sogno”. Rappresentanti del Pci, del Psi, del Psd’az e della Dc, Giovanni Lai, Giuseppe Asquer, Anselmo Contu ed Efisio Corrias, intervennero per affermare il rispettivo impegno autonomistico. I sette consiglieri monarchici  con Enrico Pernis capogruppo, espressero invece riserva sulla formula del giuramento prestato, che non significava rinunciare alla fede nella monarchia, “unica salvezza dell’Italia”. E pensare che dopo il dramma dell’8 settembre 1943, giovani ufficiali delle forze armate, volontari o di carriera, educati e cresciuti nel mito del regime e per il bene distorto della patria, per non tradire il giuramento alla corona, preferirono non senza conseguenze abbandonarne i loro ranghi. Qualcuno sconvolto scelse perfino di togliersi la vita.

A verbalizzare i lavori della seduta che dura dalle 11,20 alle 11,55 i consiglieri più giovani: Carlo Sanna sardista ed Alfredo Torrente PCI, appena 29 anni  il primo 30 il secondo. Il professor Torrente, storico dirigente del PCI, compagno di scuola dell’attore cagliaritano Gianni Agus, sarà arrestato il 26 marzo 1950 e condannato a 8 mesi di reclusione, senza il beneficio della condizionale, per aver caldeggiato in un comizio a Samassi, l’occupazione delle terre di Sa Zeppara. Sanna che diverrà parlamentare nelle file del PSI, condividerà un lungo e profondo legame con Lussu,  fino all’evoluzione socialista di un filone sardista, intrattenendo col Cavaliere dei Rossomori  un fitto rapporto epistolare, che coinciderà con gli ultimi  anni tristi della sua vita intensa, nel tempo che si addensano bilanci ed amarezze.

Correva l’anno 1949: approdano anche sulle banchine del porto di Cagliari le navi classe liberty con nelle stive gli aiuti del Piano Marshall, per sanare in parte le ferite ancora aperte della guerra; il 22 gennaio la prima fiera campionaria della Sardegna. Nella Penisola salgono le tensioni tra gli operai al Nord ed i contadini al Sud. Amintore Fanfani ministro del lavoro studia un intervento  straordinario per gli alloggi, che diventerà piano INA Casa: 335.000 abitazioni con più di mezzo milione di lavoratori edili impegnati per quattordici anni. Così anche a Cagliari negli anni successivi, molti senza tetto abbandoneranno le vaste aree militari di San Bartolomeo adibite ad accoglienza provvisoria, fino all’Ausonia del Poetto e delle casermette di Is Mirrionis, come i tuguri negli anfratti di Bonaria e di Tuvixeddu.

E’ l’anno dell’adesione al Patto Atlantico; del disastro aereo sulla collina di Superga dove scompare la squadra granata del Torino; nelle sale cinematografiche esce Riso Amaro di Giuseppe De Santis primo film neorealista con Silvana Mangano icona di donna moderna ed attrice sensuale. Correva l’anno 1949, di questi giorni dopo 65 anni, si discute ancora tra nuovo sovranismo e vecchia  autonomia incompiuta. Speriamo non più come il leone ed il gatto. Mario Salis

cagliari.globalist.it

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