Palla De’ Mozzi: la prima fra gioie e dolori

Dopo tantissimo tempo eccomi ad una Prima d’apertura di stagione al Teatro lirico di Cagliari. Un evento questo sempre vissuto dall’altra parte del palco dove si viveva  un’atmosfera di emozione ed ansia. “Ci sarà un buon pubblico? Sarà generoso con gli artisti? Ci sarà tizio? Caio? il sindaco, il politico? Chissà l’eleganza” ecc. ecc. ” Queste più o meno erano le chiacchiere di  camerino mentre si dava  un ultimo sguardo al trucco o allo spartito.  Rivedere sul palco i colleghi e ripensare un po’ a tutte queste cose mi ha fatto riemergere un po’ di nostalgia.   

La scorsa settimana ho presentato l’opera Palla de’ Mozzi  (leggi qui la trama) ai pazienti del reparto Neuropsichiatrico della  ASSL di Cagliari, come faccio ormai da più di quattro anni, con tutte le opere della stagione lirica in corso, approfondendo la trama e sviscerando i personaggi. Sono quindi arrivata a questa prima conoscendo bene cosa andavo ad ascoltare.

Sono rimasta subito affascinata da una scenografia  all’avanguardia dove  il pubblico ha potuto ammirare gli artisti anche da vicino come al cinema. Il teatro e il cinema in un’unica soluzione su due livelli. Non è facile da spiegare ma basta guardare le foto e i video per capire meglio. Lo dico per coloro che andranno a vedere l’opera nei prossimi giorni.

La musica, scritta da Gino Marinuzzi, ha una struttura molto diversa da quella cui  i melomani di Verdi, Donizetti e Bellini sono abituati. Qui il canto ha una continuità senza distinzione tra recitativi arie o cabalette. Insomma un’unica grande aria.  Qualora si dovesse decidere di riproporre l’opera consiglierei una sforbiciata allo spartito su alcuni duetti, troppo lunghi . Molte persone del pubblico si sono espresse  definendo l’opera un po’ soporifera. In qualche momento poi le voci  hanno avuto difficoltà a superare un’ orchestra (ricca di ottoni come è in generale la musica del 900) che non sempre  accompagnava i cantanti ma li sovrastava.  Ho pensato che ci fosse un problema di amplificazioni meccanica poco equilibrata. Man mano che le voci si avvicinavano alla telecamera,  erano molto più ampie facendo quasi scomparire quelle che rimanevano sul fondo.  Peccato, perchè gli artisti erano davvero tutti dotati di belle voci cominciando dal personaggio di Palla interpretato dal baritono Elia Fabbian dotato di un’ottima tecnica e interpretazione . Bellissima qualità di voce anche quella del tenore  Leonardo Caimi, (Signorello) che dal punto di vista interpretativo, oltre ad avere una bella presenza, ha centrato il ruolo del figlio dal cuore tenero ma determinato e forte nelle sue scelte mettendo l’amore puro al primo posto. Il soprano Francesca Tiburzi dal canto suo ha disegnato una Anna Bianca coraggiosa e intelligente nel momento drammatico dello scampato stupro , proprio come la voleva l’autore, donandosi  solo al suo Signorello. Padre addolorato e anch’esso dotato di ottime qualità vocali Francesco Verna nel ruolo del Montelabro.

Perfettamente a loro agio nei ruoli anche vocali Il Vescovo basso Cristian Saitta  , Niccolò Luca Dall’Amico  , Giomo Murat Cam Gῡvem, Spadaccia Matteo Loi Il Mancino Andrea Galli , Straccaguerra Giuseppe Raimondo, Il capo dei Lanzi Alessandro Busi. Un plauso particolare alle due suore che hanno avuto l’ingrato compito di aprire l’opera, cavandosela egregiamente : il soprano Elena Schirru e il mezzosoprano Lara Rotili. Tra i tanti cantanti c’era anche l’attore Julien Lambert, nella doppia veste di attore e acrobata.

Intense e impegnative le parti corali ben preparate dal maestro Donato Sivo e quelle del Coro di voci bianche del Conservatorio Statale di Musica “Giovanni Pierluigi da Palestrina” diretto da Enrico di Maira.

L’allestimento è del Teatro Lirico di Cagliari, firmato per regia, scene e video da Giorgio Barberio Corsetti e Pierrick Sorin, che hanno già lavorato per il Teatro Lirico di Cagliari in occasione dell’apprezzatissima Pietra del paragone di Rossini (Stagione lirica 2016), per i costumi da Francesco Esposito e per le luci da Gianluca Cappelletti.

L’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico di Cagliari sono guidati da un grande nome: il maestro Giuseppe Grazioli, direttore specialista nel repertorio novecentesco, in particolare proprio di Marinuzzi.  

Di seguito alcuni momenti dell’opera


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