Concerti senza pubblico? Lo fecero i Pink Floyd

In questo periodo di emergenza Corona virus sono in tanti ad avere difficoltà economiche a causa dei blocchi lavorativi tra questi anche anche gli artisti. Tutti gli spettacoli sono bloccati, le stagioni lirico-sinfoniche sospese e cantanti, attori, musicisti di ogni genere si stanno arrangiando suonando live dalle loro abitazioni e offrendosi al pubblico quasi esclusivamente tramite i social. Ma questo sarà il futuro? Speriamo di no . L’artista ha bisogno di sentirsi coccolato e anche criticato da un pubblico che possa ammirarlo dal vivo. Eppure ci sono stati grandi concerti nella storia che hanno avuto successo senza aver avuto bisogno del pubblico.

E’ entrato nella soria il concerto dei Pink Floyd che dal 4 al 7 ottobre del 1971 suonarono per un leggendario film all’anfiteatro di Pompei in mezzo alle rovine.

In quell’anno il regista Adrian Maben  ebbe l’idea di realizzare opere in cui musica e arte fossero unite. Il rock e l’architettura.  La proposta fu ovviamente per La storica band che inizialmente rifiutò il progetto ma poi accettò a determinate condizioni..

Furono irremovibili sul fatto che dovesse essere suonata live, senza playback. Tutta la loro attrezzatura, compreso un impianto per la registrazione a 24 tracce, vennero portati sul luogo. Il primo inconveniente fu la scoperta che l’elettricità non sarebbe stata sufficiente per l’alimentazione. Dal municipio locale venne steso un cavo lunghissimo che, percorrendo le strade della città campana, arrivò direttamente all’anfiteatro.

Da quel concerto a porte chiuse nel 1971 i Pink Floyd e Pompei sono entrati nella coscienza collettiva come un’unica cosa, una fantasia suggestiva che – nonostante le difficoltà tecniche – ha segnato per sempre il mondo della musica. 

Il film-documentario Pink Floyd Live at Pompeii, sebbene ultimato da Maben nel 1972, vide la luce solo due anni dopo nel 1974. Fu accolto dal pubblico e dalla critica a braccia aperte, dando inizio ad una vera e propria venerazione della band britannica.

Le rovine dell’anfiteatro romano sono diventate meta di pellegrinaggio per tutti gli appassionati di musica, desiderosi di immortalare la suggestiva e leggendaria location di quel concerto.

 

 

 

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