La Traviata al tempo del Covid19

Ho provato nostalgia e dolore nel vedere i miei colleghi del Teatro Lirico di Cagliari chiusi nelle gabbie di plexiglas durante l’esecuzione de  La traviata di Giuseppe Verdi ,  in diretta televisiva, dal  un teatro senza pubblico.   Dispiacere ma allo stesso tempo voglia di incoraggiamento perchè, nonostante tutto, si è cercato di portare avanti il lavoro pur di  non bloccare quella macchina meravigliosa che è il nostro teatro più importante della Sardegna.

Ho cantato come artista del coro  centinaia di repliche de la Traviata, un’opera che non morirà mai, la più eseguita di tutti i tempi in tutto il mondo. Ho visto sempre platee strapiene  ed ho sentito applausi che scaldavano l’anima. Anche colui che non si è mai avvicinato all’opera, davanti ad un brindisi o un intermezzo dell’opera verdiana riesce ad emozionarsi.

Ieri ed avantieri la televisione sarda Videolina, in collaborazione col Teatro Lirico di Cagliari ha  trasmesso in diretta La Traviata in forma di concerto, programmata per la stagione autunnale. Si è trovata questa soluzione per non  privare, ancora una volta il pubblico che, diversamente, avrebbe dovuto rinunciarvi  per i motivi che tutti conosciamo .

Le due serate hanno avuto cast differenti formati da giovani  e preparati artisti. Chi ha un po’ di dimestichezza con le voci, però, avrà notato delle differenze vocali che hanno diversificato i due cast

Il ruolo di Violetta del primo cast, ad esempio, era ricoperto dal soprano Ekaterina Bakanova  che pur avendo una bella voce  a mio avviso non era adatta al ruolo. Ha dato il meglio di se dal punto di vista interpretativo e vocale  fino all’ impervia aria “E’ strano… sempre libera” ma ahimè, ha perso mordente e interpretazione nel corso d’opera. Sappiamo tutti che il  soprano in questa opera deve avere oltre all’estensione di un soprano leggero anche un piglio drammatico (nella voce) che a lei è mancato. 

Discorso differente invece per il soprano del secondo cast, Marta Mari.   Avevo avuto già modo di sentirla dal vivo in altre occasioni e risentendola in questo ruolo  ho trovato conferma che la sua Violetta era decisamente più completa. Una voce di bellissima qualità, morbida, tecnicamente perfetta ricca di sfumature. Ho sempre sentito dire che per  questo ruolo il soprano ideale dovrebbe racchiudere vocalmente ed espressivamente  i tre momenti della vita : la giovinezza spensierata (soprano lirico leggero), la maturità soprano lirico) e la drammaticità della fine (soprano drammatico). La Mari ha mostrato di avere tutte queste caratteristiche.

Anche per quanto riguarda i due tenori che interpretavano Alfredo Germont Leonardo Caimi e Matteo Desole, ho potuto constatare delle differenze notevoli. Il primo , seppur con una voce apparentemente grande (purtroppo la TV limita il giudizio sull’ampiezza delle voci), sembrava più preoccupato dell’emissione che non dell’interpretazione diversamente dal secondo che, con voce libera e squillante ha dato importanza ad ogni singola momento del personaggio  ora passionale, ferito e pentito. Mi ha conquistata . 

Dei due baritoni Vladimir Stoyanov e Andrea Borghini  ho preferito decisamente il primo . Il ruolo di Germont padre c’era tutto, drammatico e severo come voluto da Verdi.  Un ottimo interprete dalla tecnica e dall’emissione vocale sicura senza togliere nulla al baritono del secondo cast che comunque ha superato il ruolo dignitosamente. 

Perfettamente a loro agio tutti gli altri interpreti ma non posso non evidenziare il ruolo del dottore, come ho fatto in altre occasioni, interpretato dal grande caratterista  sardo, il basso Francesco Musinu. Un vero orgoglio per la nostra terra.  Giuseppe Verdi nello scrivere quella parte, secondo me, pensava già a lui nel futuro. Francesco scherzando dice sempre  che gli dovrebbero conferire la laurea ad honorem per tutte  le centinaia (o migliaia) di volte che ha interpretato Il dottor Grenvil nei teatri di tutto il mondo.

Il direttore d’orchestra Fabrizio Maria Carminati, ha avuto una direzione decisa e sicura   nel guidare coro (preparato dal maestro Giovanni Andreoli) ed orchestra, sia per i tempi (non ha mai sforato su rallentamenti o accelerazioni) che i colori , gestendoli appropriatamente soprattutto nell’ouverture e nell’intermezzo.

Certamente, nell’esprimere queste mie sensazioni non posso non mettere in conto che le voci liriche vanno giudicate in teatro e non da una trasmissione televisiva. La Traviata in questione e in forma di concerto,  ha privato alla grande opera verdiana la metà del suo valore così pure a tutti gli interpreti a cui va il mio grande plauso per la forza e il coraggio di essere saliti in palcoscenico nonostante tutto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.