Sul mare luccica…”Santa Lucia”

Oggi ricorre la festa di Santa Lucia. Alla santa,venerata nelle chiese cattolica romana , anglicana , luterana e ortodossa orientale, sono stati dedicati tanti brani, ma fra i più popolari c’è sicuramente la canzone napoletana, scritta da Teodoro Cottrau e pubblicata come “barcarola” a Napoli nel 1849.

La Barcarola è una composizione vocale o strumentale, per lo più in misura di 6/8 o 12/8, caratterizzata da un movimento dondolante, simile al moto della barca al cadenzare della voga.

Teodoro Cottrau la tradusse in italiano durante la prima fase del Risorgimento, facendola diventare la prima canzone napoletana tradotta nella lingua di Dante.

Le parole di questa canzone raccontano poeticamente il rione marinaro di Santa Lucia, sul golfo di Napoli, cantato da un barcaiolo che invita a fare un giro sulla sua barca, per meglio godere il fresco della sera.

La canzone divenne immediatamente un successo nazionale, conoscendo un trionfo che la proiettò fuori della penisola. Enrico Caruso, per conto della casa discografica Gramophone & Typewriter, l’ 11 aprile del 1902 incise a Milano diverse arie d’opera e romanze tra cui Santa Lucia. La sua versione fu quella presa a modello da tutti.

Oltre a Caruso, Beniamino Gigli, Luciano Pavarotti e tanti altri grandi interpreti della Canzone, sia lirici che leggeri, l’hanno proposta in diversissimi contesti nazionali ed internazionali, rendendo così questa “barcarola” una pietra miliare della canzone italiana.

Lucia di Siracusa, detta anche Santa Lucia o Santa Lucia, fu una martire cristiana morta durante la persecuzione di Diocleziano. È venerata come santa nelle chiese cattolica romana, anglicana, luterana e ortodossa orientale.
L’emblema degli occhi su una tazza o un piatto, a quanto pare, riflette la devozione popolare nei suoi confronti come protettrice della vista, a causa del suo nome, Lucia (dal latino “lux” che significa “luce”).  Nei dipinti Santa Lucia è spesso raffigurata mentre tiene gli occhi su un piatto d’oro. Lucia era rappresentata nell’arte gotica con in mano un piatto con due occhi su di esso. Tiene anche il ramo di palma, simbolo del martirio e della vittoria sul male. Altre immagini simboliche includono una lampada, un pugnale o due buoi.

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