di Ignazio Salvatore Basile
Sarà forse perché il Tennis è stato uno dei pochi sport che ho praticato da giovane, o magari per il fatto che adesso, c’è un italiano che occupa il primo posto del Rank Mondiale ATP, ma il film “Il Maestro” del regista Andrea Di Stefano è stato di mio gradimento
Non è un film consigliato per chi ami esclusivamente i film d’azione ma va ben al di là di certe italiche commedie, insulse e mal recitate che soprattutto in periodo pre-nalatizio vengono prodotte in serie.
La pellicola intanto fa pensare. Il che, di questi tempi, non è poco. Fa pensare a quanto sia pericoloso e sbagliato, da parte dei genitori, scaricare le loro frustrazioni nervose o i loro sogni di gloria e di guadagni facili sui figli. E non si dica o si pensi che , trattandosi di Tennis, da sempre considerato sport minoritario d’élite, il tema sia di poco conto. Basterà spostare il focus della pellicola dal Tennis al Calcio, per capire quanto sia vasto e diffuso il fenomeno dell’arrivismo genitoriale in ambito sportivo e quanto gravi siano le sue ricadute in ambito sociale.
Le famiglie, ai giovani, dovrebbero sforzarsi di trasmettere il loro amore per la cultura (ammesso che ne abbiano da parte loro) e non l’ambizione di scalare il ranking mondiale per fare soldi a tutti i costi. Da questo punto di vista il calcio e il tennis diventano altamente diseducativi e fuorvianti, imponendo dei modelli che spingano i giovani a tralasciare la cultura e lo studio, a favore delle scarpette, dei palloni o delle palline, dei calzettoni parastinchi e delle racchette, per rincorrere un sogno che si avvera per pochi. Il resto degli aspiranti astri sportivi rimane magari ai bordi del campo, a infoltire le schiere dei fanatici che talvolta, troppo spesso direi, sfogano le loro frustrazioni nella violenza, aggredendo i loro supposti avversari (cioè i tifosi come loro, ma di segno e di colori opposti) nelle strade o direttamente negli stadi… Continua a leggere qui

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