Emilio Salgari pubblicò questo bellissimo romanzo, a puntate, alla fine del secolo diciannovesimo. Sandokan o la Tigre della Malesia è diventato un orgoglio letterario italiano nel mondo. E dopo la sua pubblicazione in volume, ha conosciuto traduzioni in tantissime lingue e diverse trasposizioni cinematografiche e televisive.
Dell”ultima in ordine cronologico, realizzata in otto episodi , quattro puntate, la Rai ha trasmesso la prima proprio ieri sera.
La storia è rispettosa della tradizione salgariana, le riprese convincenti con una buona fotografia e la scelta del set italiano si è prestato bene all’adattamento dei luoghi di origine . La recitazione complessivamente di qualità, ha qualche lacuna. Ad esempio il ruolo di Marianna ne la perla di Labuan non era del tutto centrato. Sarà colpa del doppiaggio?
Comunque un buon prodotto televisivo, tutto sommato. Questo lavoro diretto da… continua a leggere qui

I gialli di Ignazio Salvatore Basile





Un po’ sotto le aspettative riguardo interpretazione e regia , riprese poco’ fluide in base all’andamento della storia e interpreti da soap opera , nulla a che vedere a distanza di mezzo secolo con l originale. Buoni gli ambienti ricreati .
Molto deludente. I personaggi e le situazioni non sono aderenti al romanzo e neppure alla prima edizione televisiva.
L’interpretazione e la sceneggiatura non sono adeguate al periodo storico in cui si svolge l’azione. Sembra una soap opera piena di stereotipi che descrivono una realtà monodimensionale.
La grafica è artefatta, sembra di essere in un videogioco.
Non guarderò le puntate successive.
Gran delusione, come forse ci aspettavamo. L’incipit con la vecchia sigla della vecchia serie è decisamente improponibile. Le musiche, qui in una colonna sonora quasi inesistente (vedi la scena del ballo) avrebbero dovuto essere nuove e ammalianti, creatrici di atmosfere che di fatto non ci sono ( salta fuori per sino un “libiamo”). Le luci sono monotone e piatte, la scenografia non risalta per inventiva e fascino, come ci si aspettava da un’ambientazione così esotica e avventurosa che dava tanto spazio all’immaginazione, stile Mille e una notte. Persino il Praho sembra tanto ricostruito da parere decisamente finto. Inoltre se gli autori avessero davvero voluto distinguersi per creatività e originalità, non avrebbero di certo dovuto ripescare certi cliché, vedi il costume di Yanez che riprende in tutto e per tutto il personaggio interpretato a suo tempo da Philippe Leroix. Anche qui tutto scontato. Gli attori e i personaggi davvero non brillano. Sandokan è un bel ragazzo un po’ imbalsamato il quale, truccato forse anche lui attorno agli occhi, non comunica vero fascino né personalità da vera Tigre della Malesia, paludato com’è in costumi che, tutti di color spento, non valorizzano mai il suo aspetto, ma si confondono, senza risalto e splendore, nell’incarnato del suo viso scuro. La sceneggiatura potrebbe anche passare, c’erano un sacco di punti salgariani da sfruttare, ma anche qui mancano momenti di vera tensione, colpi di scena, attimi narrativi che dovrebbero tenere viva al massimo l’attenzione. La recitazione in generale forse subisce l’impatto di una regia piatta e frettolosa, e di fatto sono pochi quelli che brillano, tranne forse James Brook e lo Yanez di Alessandro Preziosi che, in quei momenti ironici graditi dal pubblico, crea note divertenti che almeno un po’ staccano, anche se a volte con rischio di di eccedere. Ma questo dipende soprattutto dalla regia. Ricordiamo poi la scena della caccia alla tigre, in cui una Marianna Guillonk paurosa punta un grosso fucile con mano oltremodo tremante verso una tigre probabilmente creata al computer. Ma come mai è andata alla caccia grossa se poi aveva in realtà tanta paura? La scena del balzo di Sandokan verso la tigre col pugnale spianato riprende pari pari quella della serie precedente, caduta davvero imperdonabile sotto ogni aspetto. Niente poi riprende le atmosfere di Emilio Salgari (ma questo era prevedibile) il quale, con la sua scrittura ridondante ed eccessiva, quasi barocca, riusciva a restituirci momenti di immaginazione e situazioni quasi palpabili di grande coloritura ed effetto. Almeno nella mente di noi ragazzini.In conclusione, grande successo di audience. Anche chi scrive non voleva perderselo, viste le aspettative. Ma la quantità non fa di certo la qualità. Il giudizio rimane dunque estremamente negativo.
I personaggi sono troppo sopra le righe, battute ironiche spesso fuori dal contesto, scene a tratti banali, buona la fotografia, per il resto si poteva mettere in scena qualcosa di piu’ credibile.
Oltre a quello che è già stato scritto sul poco gradimento della sceneggiatura e sul confronto a Salgari….
Can è un bel ragazzo muscoloso, ma non a nulla a che vedere con lo sguardo magnetico e la naturale classe selvaggia da “pirata” che aveva ed ha ancora Kabir (nonostante l’età). Can e bello e fa il “pirata”, ma non si “percepisce”…
Se non fosse poco “malese”, secondo me
Preziosi è più “pirata” di lui.
Questo Sandokan non è Sandokan, quindi tutto il resto è noia,….
Assolutamente d’accordo … fin dalla prima puntata vista più per per curiosità…
Salgari si starà rivoltando nella tomba. Questa soap opera alla turca non dà alcuna emozione. I personaggi sono completamente diversi dagli originali. Non c’è il minimo pathos né il fascino dell’eroe salgariano.
Yanez un prete e Sandokan un rapitore di donne e non un principe malese….Ma come si fa a mutare un capolavoro della letteratura per ragazzi, che ci ha emozionato e affascinato in una trama scontata e banale. Come si fa a trasformare uno splendido e nobile eroe in un personaggio privo di statura morale cresciuto in una casa di piacere. Come si fa a trasformare l’astuto ed eroico Yanez in un prete spretato.
Semplicemente inguardabile.
È un gioco trovare citazioni di altri film o temi, l’unico che non può essere citato è Salgari. Un po’ di “Mission” (Yanez prete tra indigeni massacrati), un po’ di “Fight club” – il principe malese è diventato un lottatore a pagamento- cresciuto in un bordello, molto di “Pirati dei caraibi”, sulla nave non devi fare salire tigri o elefanti per fortuna e te la cavi facendo svolazzare i capelli di Marianna, compare pure il ciondolo attaccato al collo del trovatello, ma quando arriva Sputafuoco? La Perla di Labuan viene legata all’albero maestro dall’eroe senza macchia che la vuole scambiare con un riscatto, scusate ma il Kraken non potevate inserirlo a questo punto?, l’ammutinato si prende un laconico rimprovero “Con te facciamo i conti dopo!”, ché sul Bounty erano troppo severi, intanto il cattivo si perde in una fumeria d’oppio, a questo punto ci mancava che sognasse C’era una volta in America dove Sandokan vorrebbe emigrare oppure un bel dinosauro; in effetti, ci sarebbero tante altre tematiche da inserire…. abbiamo altre puntate.
Iontano dall’epos salgariano..l’immaginario esotico e’rabbuiato dalla pletora di actions.. Sandokan and othhers non in larger than life mostrano un eroismo vestito di contemporaneita’ piatto e ‘”globalizzato” , perdono l’aura mitica
Personalmente come trattenimento no male si poteva fare molto di piu al livello di interpretazione al livello scenografico a furia di tagliare le immagini facevano piu bella figura un musicol che degrado per non parlare poi di Marianna che non e ben centrata al ruolo quasi lunatica ma dopotutto stiamo parlando di trattenimento non posso pretendere di piu il cinema non e piu come una volta