Ridere per non piangere – Recensione del film “Buen Camino” con Zalone

di Ignazio Salvatore Basile

C’era una volta Fantozzi; poi vennero Carlo Verdone e  il cine panettone e, a seguire, venne Pieraccioni.
Adesso è il momento di Checco Zalone. Tutti sulla scia dei grandi maestri della comicità italiana: Totò, Macario e Alberto Sordi.

A ben vedere, però,  la maschera è sempre una: la maschera dell’italiano medio.

Qualcuno ha scritto che queste maschere fanno ridere perché noi ci specchiamo in esse, scaricandogli addosso  tutti i difetti e  le colpe  che abbiamo dentro, esorcizzando così le nostre paure. In pratica l’italiano medio si riconoscerebbe in pieno in queste maschere, ma in maniera inconscia. Anche qui rifiutando di assumersi la responsabilità per ciò che in realtà è.

La peculiare genialità comica di Zalone, in questo e in altri suoi film, consiste proprio nella proiezione del nostro dna identitario nelle sue caricature cinematografiche.

La storia ruota attorno a una ragazza sedicenne, Cristal, interpretata dalla convincente  Letizia Arnò, figlia di genitori separati, che a un certo punto decide di trovare se stessa intraprendendo il Cammino di Santiago (il Buen Camino per l’appunto).

I genitori di Cristal sono lo stesso Zalone, la caricatura di un ricco pacchiano e probabile più nei sogni del sottoproletariato urbano che nella realtà,  e Linda, interpretata da Martina Colombari, che divide la sua nuova vita con Tarek, un palestinese italianizzato che fa il regista e lo scrittore di professione.

Cristal però è minorenne e avvia il suo percorso spirituale senza dire niente alla madre e al patrigno palestinese con i quali vive.

Papà Zalone, lascia così la sua villa extra lusso in Sardegna e la sua fidanzata bugiarda, fedifraga e finta venticinquenne, innamorata soltanto dei soldi del cinquantenne spaccone, e si mette al passo della figlia, lungo la via di Santiago de Compostela. Lungo il cammino si innamorerà di una quarantenne, interpretata  da Beatriz Arjona  che, prima di farsi suora, compie il miracolo di riportare padre e figlia, entrambi sulla via del ravvedimento e della riappacificazione.

Cosa rimane infatti di questa pellicola, al netto del suo parossismo e delle sue esagerazioni?

Prendiamo il personaggio principale: Zalone, che ha scelto di mantenere il suo vero nome nella storia inventata. Toglietegli i soldi del padre,  che egli spende e spande a largo giro,  con la disinvolta spacconeria di un qualsivoglia parvenu di città o di provincia, sia che abbia fatto i soldi vincendo qualche lotteria o avviando qualche fortunata attività imprenditoriale; levategli i soldi, dicevo, e cosa rimane?

Rimane il maschio italiano, all’eterna ricerca di apparire ricco e giovane, alla ricerca dell’avventura facile  a bordo di auto vistose e rumorose (ma quanto strada ha fatto l’italiano medio, pensando al Gassman del Sorpasso?)

Rimane il padre immaturo, superficiale e impreparato. Continua a leggere qui...https://albixpoeti.blogspot.com/

 

Il romanzo giallo di Ignazio Salvatore Basile ambientato a Cagliari

Al di là delle evidenti apparenze

 

 

 

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