Trionfa la “Nona” al Lirico di Cagliari in apertura della Stagione 2026

di Giorgio Pitzalis
Finalmente è iniziata la Stagione Concertistica e mi verrebbe da dire : nel migliore dei modi!
Pubblico numerosissimo (finalmente!) e in programma la “Sinfonia delle Sinfonie” : ma stasera non ha vinto solamente LvB ma, mi spingerei a dire, tutto il nostro Teatro Lirico a iniziare da uno dei decani dei Direttori italiani il Maestro Donato Renzetti.
Per un vecchio ascoltatore come me, già vedere sfilare i numerosi orchestrali nel prendere posto, lasciava intravedere l’impostazione che ci saremmo potuti aspettare.
Previsione confermata dai primi accordi di un movimento iniziale in cui il ritmo pacato senza essere pesante, lo spessore sonoro energico senza essere massiccio e il colore corposo senza essere scuro della nostra Orchestra ma soprattutto il giusto vibrato e il tenere le note lunghe come sono scritte, mi ha fatto tornare in mente le classiche interpretazioni mitteleuropee dei Bohm, Jochum (e avrei azzardato Klemperer se ci fosse stato un pizzico di fiati più in evidenza).
Per i seguaci della cosiddetta prassi storicamente informata, forse non è stata la serata giusta ma sono convinto che questo fosse il modo che risuonava nella testa se non, purtroppo, nelle orecchie del Genio di Bonn.
A seguire uno scherzo ben cadenzato ( anche se non il mercuriale “molto vivace” prescritto) con (mi è sembrato ma i musicisti potranno correggermi) tutte le ripetizioni prescritte e con un Trio a tempo e senza invenzioni che per essere distintive spesso diventano anche antimusicali.
È ovvio che l’Adagio, dopo i primi due tempi, fosse molto “adagio molto” ma il Maestro Renzetti ha anche enfatizzato l’aggettivo “cantabile” rendendolo quasi operisticamente “italiano” (il tema melodicissimo delle viole!) anche se forse, qui e là, ho notato una certa rigidità ed andamento poco fluido.
Se non abbiamo sentito un attacco cataclismatico nel movimento finale, non è mancata la decisione e l’impatto sonoro addolcito dal tema del recitativo degli archi gravi di sapore nettamente lirico. Da qui in poi la mano sicura del Direttore (mi ha divertito il vederlo qualche volta con gesti minimali e anche quasi assorto nel seguire la musica) ha guidato sia una grande “media” Orchestra come la nostra, un Coro un poco denutrito (per epidemie influenzali?) ma solido e affidabile, oltre che di bel colore, nelle improbe richieste vocali scritte da Beethoven e un quartetto di solisti tutto sommato decisamente buono (con note di merito per il bel timbro da basso con tessitura quasi baritonale di Adolfo Corrado, l’armoniosa voce del soprano Lucrezia Drei che emergeva con siderea sicurezza nello squillante e difficilissimo acuto registro ma anche del tenore Giulio Pelligra difesosi con sufficiente onore nel gravoso episodio solistico della marcia “turchesca” e infine del contralto Sara Mingardo).
Alla coinvolgente ed entusiasmante stretta finale faceva eco un quasi uragano di applausi e acclamazioni di “bravi” e questa volta, come dicevo all’inizio, il merito non è stato sempre e solamente di Ludwig Van Beethoven !!
Girgio Pitzalis
storico abbonato del Teatro Lirico
Stasera replica alle ore 19,00
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