Ieri, nella sala del Cinema Odissea, ho assistito finalmente alla proiezione del film sulla vita di frà Nicola da Gesturi, il frate cappuccino, proclamato Beato da Papa Giovanni Paolo II e tanto amato dai cagliaritani. Molti dei nostri genitori e nonni (parlo della mia generazione, quella dei bambini anni ’60), lo hanno conosciuto e ne hanno sempre raccontato la sua vita, i suoi miracoli, la sua fede silenziosa. Un personaggio di cui nessuno ha mai approfondito così tanto la vita come ha fatto il regista Tiziano Pillitu. Un film che il regista ha voluto con tutte le sue forze, superando tante difficoltà per portarlo a termine in 14 anni di gestazione dall’inizio delle riprese.
Per deformazione professionale non potevo non essere attratta dalle bellissime musiche della colonna sonora del musicista sardo Simone Pittau
Ieri sera al Cinema Odissea era presente il conduttore Alverio Cau che ha dialogato col regista e con l’attore GRAZIANO SANNA che nel film interpreta il frate nella parte giovanile. Il ruolo del frate in età matura era affidato al compianto attore cagliaritano Giampaolo Loddo

Il docu-film va fatto circolare oltre che nelle sale cinematografiche, anche nei saloni parrocchiali, nei circoli e nelle associazioni. Chi fosse intenzionato a farlo proiettare può lasciare un messaggio ad ottottobre@tiscali.it
Di seguito una recensione dello scrittore Ignazio Salvatore Basile
E’ un film sulla fede la storia che il regista e sceneggiatore Tiziano Pillitu ci racconta sulla vita di Fra’ Nicola da Gesturi al secolo Giovanni Medda.
Il percorso di questa a fede è quello di un bambino, e poi di un ragazzo, troppo piccolo per perdere entrambi i suoi genitori, ambientato in una Sardegna rurale che parte dal 1886, quando il futuro Beato Nicola, a soli quattro anni vede morire suo padre, e si snoda poi sino al 1958, quando il frate del silenzio, come veniva chiamato l’umile questuante francescano, muore in odore di santità.
La tecnica narrativa prescelta e’ quella della ricostruzione, affidata a un sacerdote che si avvale, per rappresentare allo spettatore la vita del religioso francescano, di un consulente davvero speciale: fra Lorenzo da Sardara, un’altra perla di quella splendida collana di santità che il Santuario francescano di Cagliari ha cominciato a inanellare con il Santo Ignazio da Laconi, nato e vissuto quando ancora la Sardegna era immersa nella cattolicità spagnola, che una profonda impronta ha lasciato nella nostra isola, come possiamo ammirare tuttora nella settimana santa che prelude alla Festa della Resurrezione del Cristo Salvatore, vincitore sulla morte.
Ma il fraticello di Gesturi era troppo umile e non avrebbe voluto essere paragonato a nulla di celebrativo e spettacolare.
E la scelta del regista rispetta questa cifra esistenziale tipica del nostro amato fra Nicola: l’umiltà, che nel suo caso si esprime soprattutto nel silenzio.
Il film è impregnato di primi piani, su volti autenticamente sardi che ricordano certe sequenze silenziose del vangelo cinematografico pasoliniano e forse ance di più del Gesù di Zeffirelli.
E la figura del Cristo non poteva certo essere assente in una pellicola in cui il protagonista parla, nel suo modo affascinante e silenzioso, quasi esclusivamente con il fondatore della fede cristiana, il Dio che ha preso forme umane per rilanciare la vita dell’umanità verso l’amore, cercando di distoglierla dalla sete di potere e di prevaricazione. Missione non ancora del tutto compiuta, come stiamo constatando in questi pazzi cinque e passa lustri di inizio secolo.
“Voglio servire Cristo” dice il giovane e futuro fra Nicola, ancora nei panni di Giovanni Medda. E ripeterà la stessa frase davanti al Superiore del Convento dove inizierà il suo noviziato, all’età di ventinove anni: un percorso iniziato da cuoco poco apprezzato e concluso dopo 34 anni di vita questuante per le strade e i sentieri della Sardegna e soprattutto della città di Cagliari.
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La Bibbia in rima di Ignazio Salvatore Basile






