dal blog Un posto all’opera
È la mia prima volta a Cagliari.
Una di quelle prime volte che non hanno bisogno di essere lunghe per essere significative: il tempo giusto per assaggiare dei culurgiones fatti come si deve, sbevazzare un Pedres Brut e infilarmi al Teatro Lirico di Cagliari per vedere Lucrezia Borgia. Non male come battesimo.
La curiosità era tanta. Lucrezia Borgia non è certo uno di quei titoli che girano spesso. Anzi, è uno di quelli che ogni tanto riaffiorano, fanno parlare di sé e poi tornano nel cassetto. Forse perché non è rassicurante, forse perché non è facile da incasellare, forse perché altri Donizetti fanno vendere più biglietti senza creare troppi problemi. Ma la curiosità vera era per la regia di Andrea Bernard.
Bernard è giovane, ma sa il fatto suo. È uno di quei registi che non stanno fermi, che lavorano molto, che collezionano premi e produzioni importanti senza però dare l’impressione di voler dimostrare qualcosa a tutti i costi. E io, lo confesso, sono sempre molto curiosa di vedere come le nuove sensibilità guardino alle opere del passato. Non tanto per il gusto della provocazione, quanto per capire che cosa vedono loro in titoli che spesso vengono trattati come oggetti da tenere in cristalliera. Perché lo sguardo giovane, quando funziona, non serve a scandalizzare, ma a rimettere in circolo senso. A farci capire perché un’opera ci parla ancora.
Il Teatro Lirico di Cagliari accoglie con un’eleganza misurata, senza monumentalismi soffocanti. Un teatro che sembra pensato per essere vissuto più che venerato. E forse non è un dettaglio irrilevante per quello che accadrà in scena. La Lucrezia Borgia che vediamo qui … continua a leggere qui
Foto di testa Angelo Cucca
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