Con la scomparsa di Marcella de Osma, l’opera perde una di quelle voci che, lontano dal rumore mediatico, hanno sostenuto per decenni il grande repertorio con mestiere, coraggio, e assoluta devozione al teatro musicale. È stata una soprano italiana di vero pedigree, forgiata in un’epoca in cui cantare Verdi, Bellini o Puccini richiedeva non solo mezzi vocali, ma carattere, resistenza e una profonda comprensione del dramma.
Nata il 16 giugno 1934, Marcella de Osma apparteneva a una generazione di cantanti che hanno fatto dei palcoscenici europei la loro casa naturale nei decenni centrali del XX secolo. La sua carriera si svolse soprattutto negli anni sessanta e settanta, un periodo di straordinarie richieste artistiche, durante il quale condivideva il panorama operistico con importanti personaggi del canto italiano e affrontò alcuni dei ruoli più spaventosi del repertorio soprano.
Fin dall’inizio, è stata riconosciuta come soprano lirico-drammatico, dotata di uno strumento potente, chiaro e penetrante nel timbro, capace di elevarsi al di sopra di una fitta orchestrazione senza perdere la concentrazione vocale o la linea. Non era una cantante di facili concessioni: il suo repertorio rivela una chiara affinità per personaggi di intensa tensione drammatica, donne modellate da conflitti, destino e tragedia.
Il suo nome divenne particolarmente associato a Verdi, il compositore in cui mostrava appieno il suo potenziale espressivo. Tra i suoi ritratti più degni di nota c’è Abigaille (Nabucco), uno dei ruoli più estremi mai scritti per soprano, che Marcella de Osma ha affrontato con determinazione e coraggio, lasciando un testamento discografico duraturo in una storica registrazione condotta da Nicola Rescigno, al fianco di Aldo Protti. In questa esibizione sentiamo un cantante che non si sottrae alla durezza del personaggio e che capisce la scrittura verdiana come sfida sia vocale che teatrale.
Ma il suo Verdi comprendeva molto di più: Aida, Leonora (La forza del destino), Lady Macbeth, Odabella (Attila), Elvira (Ernani). Tutti ruoli che richiedono vasta gamma, padronanza del legato e proiezione drammatica sostenuta. Si deve menzionare in particolare la sua Aida, cantata durante la stagione 1965-1966 al Gran Teatre del Liceu di Barcellona, uno dei teatri d’opera più emblematici d’Europa, dove ha lasciato un segno significativo in un periodo di intensa attività verdiana.
Il suo repertorio non era limitato a Verdi. Anche Marcella de Osma si è avventurata nel bel canto più esigente, ritraendo personaggi come Norma (Norma, Bellini) e Beatrice (Beatrice di Tenda), dimostrando che la sua voce possedeva non solo potenza ma anche flessibilità e una solida tecnica che le ha permesso di sostenere lunghe linee cantabili e scene di grande esposizione emotiva. A questi ha aggiunto eroine del verismo e del grande romanticismo italiano come Tosca, Manon Lescaut e La Gioconda, ruoli che richiedono impegno totale e presenza scenica costante.
Nel corso della sua carriera è apparsa nei principali teatri europei, tra i quali il Teatro dell’Opera di Roma (comprese le rappresentazioni alle Terme di Caracalla), il Teatro Petruzzelli di Bari, il Gran Teatro del Liceu e l’Opera di Stato di Vienna, evidenti prove del riconoscimento professionale ottenuto nel suo tempo. Il suo nome è anche legato a spettacoli e registrazioni in Spagna, dove è stata un’interprete apprezzata e ricordata con affetto tra gli amanti dell’opera.
Sebbene non fosse una diva dei media nel senso moderno del termine, Marcella de Osma incarnava qualcosa di forse più prezioso: la figura della cantante solida, affidabile, coraggiosa, capace di assumere impegni difficili e sostenere intere stagioni con repertorio di enorme abbigliamento vocale. La sua carriera rappresenta un’epoca in cui i teatri d’opera si affidavano ad artisti di grande professionalità, spesso ingiustamente relegati ai margini della storia ufficiale.
Oggi, nel ricordarla, la sua voce rimane conservata nelle registrazioni, il suo nome negli archivi dei grandi teatri, e soprattutto il ricordo vivo di chi l’ha ascoltata e ammirata. Marcella de Osma appartiene a quella stirpe di soprani che con onestà, forza e impegno artistico hanno mantenuto viva la fiamma del grande canto italiano.
Che questo tributo serva a salvare la sua figura dal silenzio, a ringraziarla per la devozione all’arte lirica, e a ricordarci che la storia dell’opera è costruita anche – e soprattutto – da artisti come lei.
FONTE







Grande artista, grande cantante è stata Marcella DeOsma. Non una diva per sua personale modestia. Le volevo bene come ad una sorella. Consentitemi una lacrima proprio oggi giorno della cremazione a Corfù.