Sfogliando a ritroso le pagine di questo mio blog, (quest’anno compie 20anni!) mi riaffiorano tanti bellissimi ricordi della mia professione di artista del coro, legati agli incontri con i grandi maestri del mondo della musica lirico-sinfonica.
Il direttore d’orchestra PINCHAS STEINBERG ad esempio, quando venne al teatro Lirico a dirigere una Nona di Beethoven, ci raccontò un simpatico aneddoto per consentirci qualche attimo di riposo fra una pagina e l’altra del difficile Inno alla Gioia.
Anni prima , fu chiamato a dirigere la Nona sinfonia di Beethoven con una compagnia di Giapponesi.
Ci ha raccontato che loro, sono molto orgogliosi ed hanno una specie di venerazione verso questo concerto che si presenta davvero difficile per tutti i cori del mondo, in quanto la tessitura vocale è sempre impervia e richiede inoltre un grande volume vocale.
STEINBERG diceva che, a suo avviso, gli unici veramente in grado di eseguirla, siano i tedeschi e gli italiani.
Ma loro, i giapponesi orgogliosi, si sono presentati a Lui con un coro di 200 elementi (noi all’epoca lo eseguimmo in 80).
Stupito da questo gran numero, il maestro cominciò la prova di sala ma, alle prime battute si è accorse che tutti questi giapponesi messi insieme non avevano un volume tale neanche per superare il suono del pianoforte. Pensò che con l’orchestra sarebbe stato un vero problema.
Ma loro però non si diedero per vinti e, alla prova successiva si presentarono quasi raddoppiati.
Si è scoperto che attraverso SMS e social reclutarono tutte le persone che conoscevano, anche orchestrali che non avevano mai cantato, per aumentare il volume del coro.
Contento del grande impegno il direttore diresse una buona Nona anche se decisamente anomala.
Il grande numero di coristi è riuscito si, ad eguagliare un coro occidentale ma non ad evitare la pronuncia, FROIDE infatti era sempre FLOIDE.






