Le Olimpiadi di quest’anno trasmesse senza sosta dalle tv di tutto il mondo, riproducono un’immagine di grandezza e perfezione sia delle performance dei valorosi atleti che della ineccepibile eccellente organizzazione, offrendoci, in questo inverno così interminabile, un sorso di fiducia e autostima di cui abbiamo ampiamente bisogno: chiunque col proprio lavoro si distingua per serietà e impegno, indica sempre una strada da seguire che vale più di tante parole, discorsi, chiacciere e pettegolezzi di tanta inutile e deleteria tv spazzatura.
Oggi, l’ammirare tanta esemplare perfezione, mi riporta ai tempi in cui bambino assetato di bello, davanti ad un ineccepibile Raffaello, rimanevo stupito e incantato da tanta maniacale ossessiva precisione, tanto che nella mia mente infantile, consideravo qualsiasi altro artista non fosse pari a lui, indegno di sfiorare un pennello.
Fu con Salvator Dalì che capii che “silenziando la parte razionale del cervello” ci si poteva immergere nel “sogno” non allontanandosi dalla realtà, come dalla realtà non mi ha allontanato il personaggio creato nel 1902 da Barrie: Peter Pan.
Certamente come me, una miriade di altri bambini hanno sognato di rimanere sempre piccoli perché le cose degli adulti oltre a non capirle, spaventano, ma “tornare bambini per diventare quello che si é”, come suggerisce quel tale filosofo pazzo (Nietzsche), potrebbe essere una strada che ci tiene lontani dalle cattive strade inventate dai grandi-saggi, perché “i grandi saggi non hanno sogni belli come quelli dei bambini”.
Peter Pan comunque, è solo uno dei tanti personaggi sulla bocca di tutti portato ad esempio per ammonirci e invitarci a crescere, in verità nella storia non sono pochi quelli che hanno abbracciato il loro mondo fatto di fantasia e immaginazione riuscendo a trasmetterci preziosi tesori d’arte e di pensiero e Van Gogh, anche lui non troppo sano di mente, che col buio della sua mente é riuscito ad illuminare con la fantasia, ne é un mirabile esempio.
Anche certi sbagli che tanto vengono redarguiti dai severi “grandi”, in qualche modo servono a crescere e migliorare e dire al bambino che commette errori:”ti voglio bene anche se hai sbagliato”, diventa una notevole manifestazione d’amore e un potente insegnamento.
Ma sbagliare,aimè, non è certo prerogativa solo dei bambini, ed anzi, certi errori fatti dagli adulti, a volte risultano eccessivi e imperdonabili, come ad esempio, non riuscire ad imparare dalla storia.
E’ un fatto risaputo, infatti, che se si dimentica la storia, si è costretti a ripeterla e così come è avvenuto per il famoso “Gronchi Rosa“, ne sono successe anche a discapito della nostra Sardegna che più volte non è stata riprodotta, cancellandola totalmente, nelle carte geografiche, in certe guide tutistiche e addirittura nella carta del Giro d’Italia, riducendola come direbbe Edoardo Bennato, a:”L’isola che non c’é”.
Ma noi sardi sappiamo bene che l’atto di negare qualcosa, a volte legittima e concretizza la cosa stessa, per cui non diamo peso a quelle dimenticanze e incuranti delle dimenticanze altrui, ci godiamo il sole della nostra “Isola che c’é”.






