di Giampaolo Piga
Scritta sulla lapide di certi indesiderati personaggi, “Non escludo il ritorno”, oltre a non suscitare alcuna ilarità, di certo suonerebbe come una minaccia tanto inopportuna quanto indesiderata ed anzi, alcuni di questi sgraditi signori, se si fossero decisi a levarsi di torno un pò prima, ci avrebbero certamente evitato sciagure e disastri. La troviamo però incisa nella tomba del compianto Franco Califano e allora la musica cambia e assume toni e contenuti che oggi mi trasportano con molta malinconia a quegli anni in cui per quei pochi spiccioli che non avevo, persi l’occasione di poterlo sentire in concerto.
La città intera era colorata di manifesti che annunciavano l’evento e io ragazzo non stavo nella pelle e contavo di poterci andare con i miei compagni di collegio per applaudire quel cantante e già mi immaginavo in mezzo al pubblico a intonare “Tutto il resto è noia“.
Arrivato il desiato giorno dovetti però fare i conti con le mie tasche perennemente vuote ed io, che a differenza di Pinocchio non avevo nemmeno l’abbecedario da vendere per procurarmi le cinque monete d’oro, dovetti inventarmi una banale scusa per non andarci. A queste situazioni c’ero ampiamente abituato e non provai rabbia, invidia invece si perché i miei compagni di ritorno dal concerto, quasi a dispetto, raccontavano entusiasti l’evento canticchiando i motivetti del cantante. Non so dire se qualcuno seguendo la strada indicata da Albano, con un bicchiere di vino ed un panino abbia trovato la felicità, è da tempo però che i saggi ci avvertono che il vino fa male e che il pane fa ingrassare, con buona pace di Albano che il vino lo vende coi dischi o viceversa.
Chi invece per la nostra salute ci esorta a stare attenti a ciò che mangiamo è quel noto farmacologo che arrivato ad una ragguardevole età, consiglia di mangiare poco, bere poco, poche proteine, niente droghe, niente gioco d’azzardo, fumare niente, e niente di niente di tante altre cose che porterebbero dritte alla tomba.
Che dire allora di Andrea Camilleri che alla tomba c’è finito ma che tra un Montalbano e l’altro mangiava, fumava e faceva sicuramente tanto altro sconsigliato dal citato farmacologo, campando però quasi fino a cento anni.
Certo è che, alla luce di questi esempi, forse certe ricette e certi percorsi andrebbero solo consigliati e mai spacciati come certezze o verità assolute. Ammesso e non concesso quindi che cus cus e frullati di zucchine non garantiscono l’elisir di lunga vita, c’è chi, come il nostro Franco Califano, la vita se l’è scelta e organizzata andando al massimo senza paura della botte troppo piena e delle donne troppo ubriache, senza etiche e moralismi di facciata ma sempre conscio che il conto da pagare alla fine lo vita lo passava solo a lui.
Non è infrequente sentir dire di certi personaggi che nella vita hanno avuto tutto ma se ci rifletto un pò, forse perché alla mia età ormai avere tutto significherebbe non poter consumare tutto, avere tutto non significa proprio nulla se per stare bene ti manca l’unica persona che davvero desideri ma non c’è più, e allora forse Califano, con tutto il buono e il cattivo che ha condito la sua esistenza, ci ha mostrato la vita come un tavolo imbandito di ogni ben di dio a cui ognuno di noi è invitato a servirsi e chi ha paura del mal di fegato, mangia quel che può, mentre, con buona pace del noto medico, chi si vuole abbuffare lo faccia pure perché forse nella vita “Tutto il resto è noia”.




