di Giampaolo Piga
Oggi ci rido su ma, da ragazzino quando i miei compagnetti mi chiamavano “Jean-Paul Piga in c…”, io ci rimanevo male e me ne stavo triste in disparte aspettando che la smettessero.
Certo è che se il mio cognome anziché Piga avesse suonato Belmondo, i bulletti del quartierino non solo mi avrebbero rispettato di più, ma penso anche che sarebbero morti di invidia, anche se, a dire il vero, anche su Giampaolo non sono mancate le prese in giro perché da Paolo a Pollo il passo non è proprio abissale. Sembra però che risponda a realtà che oggi , per chi trova disagio a portare un cognome poco simpatico o addirittura ridicolo, ci sia la salvifica soluzione di poterlo cambiare con uno meno sconveniente e che quindi con una sola marca da bollo da 16 euro (gratis per i cognomi particolarmente “vergognosi/ridicoli”), risolvere il penoso problema lasciando così i bulletti a bocca asciutta.
Il fatto di attualità appena citato, oggi come oggi,sono disposto a credere che sorprenda ma non più di tanto perché in fondo in fondo, anche chi ci governa ha bisogno di lasciare un segno del suo operato e riteniamoci tutti fortunati se tra gli “illuminati” in cerca di visibilità, non passi l’idea di mettere una tassa sul numero delle finestre come accadde in Inghilterra dove i meno abbienti si videro costretti a murarle.
Ero appena più che ragazzo e protetto da una imponente corazza con un arco in mano, difendendo le Mura di Ravenna cantavo a squarciagola “Viva Malatesta!” nell’opera “Francesca da Rimini” di Zandonai: un’opera questa che mi fece amare Dante Alighieri più che i miei studi a Firenze.
Ma tornando però ai cognomi bislacchi e curiosi, una donna che certamente tra i tanti suoi grattacapi non ci dava peso, era la tale “da Polenta” che Dante Alighieri scolpì nella sua Commedia Divina rendendola Eterna.
E’ passata da poco la festa degli innamorati e il V canto dell’Inferno con la vicenda di Francesca da Polenta, detta da Rimini, mi torna in mente con tutta la sua potente bellezza: un amore il suo che la lega a Paolo anche dopo la morte e che ci insegna che l’Amore è tutto e può tutto, anche “commuovere Dio”.





