Cavalleria Rusticana a San Giovanni di Sinis (punto di vista di uno spettatore)

di Giorgio Pitzalis
“All’aperto si gioca a bocce!!” : avevo ben chiara questa famosa frase di Arturo Toscanini ma, attratto dalla magnifica ambientazione che prometteva Tharros (bisognava un poco lenire il dolore delle troppe “sciagurate” estati senza Anfiteatro Romano a Cagliari), mi ero fatto tentare ed acquistare i biglietti per la mascagnana “Cavalleria”. Che poi invece, per alcune note vicende disgraziate, si è svolta a San Giovanni di Sinis in una location che, pur con tutta la buona volontà, certamente non poteva rivaleggiare con lo sfondo delle antiche e maestose rovine. Quindi palco “minimale” appena rialzato rispetto alle sedute in piano degli spettatori, orchestra e coro sullo sfondo e, purtroppo, anzi, malauguratamente per quanto mi riguarda, impianto di amplificazione con casse da “rock” e artisti microfonati come usa adesso (sic!) nei teatri di prosa.
Questo si traduceva, per il sottoscritto posizionato in 4° fila sulla parte sinistra del palco, che praticamente l’intera parte musicale l’ho ascoltata dalla enorme cassa sx in perfetta monofonia e nemmeno tanto alta fedeltà (direi quasi più con qualità da “radione” da spiaggia), ma di questo accennerò in seguito.
Per prima cosa lo spettacolo con la regia (anzi la “messa in scena”) del giovane Luca Baracchini : ci stava, a mio parere, l’adattamento nel secondo dopoguerra, un poco meno, sempre a mio gusto, una Santuzza ausiliaria dell’esercito mezzo alcolizzata che se ne va in giro all’alba del giorno di Pasqua con una pistola e quindi con le idee già chiare sul come dovesse finire la faccenda.
Che si dovesse finire in tragedia il “regista” lo sottolinea sin dal primo incontro tra Santuzza e Mamma Lucia che si “sfidano” guardandosi quasi in cagnesco. Forse, sempre a mio parere tradizionalista, questo appare eccessivo e quantomeno prematuro rispetto alla vicenda nota, ma evidentemente secondo l’ottica di Baracchini, la fidanzata del figlio non doveva andare a genio a Lucia.
Per il resto, la vicenda si sviluppa in uno scenario minimale, ma sufficientemente azzeccato, abbastanza fedelmente (se non che Compare Alfio non è il carrettiere appellato dal Coro ma un venditore ambulante o agente di pellicciotti di volpe come quello sfoggiato dalla moglie Lola) sino a quello che, sempre a mio gusto, è la classica “perla nera” di chi si vuole distinguere : il famoso “Hanno ammazzato compare Turiddu” lo esclama Santuzza (come farà a saperlo, se è in scena, non si sa bene) ma addirittura il secondo grido lo declama la stessa Mamma Lucia, modificandolo in un “HAI ammazzato Compare Turiddu” riferito alla possibile nuora!
Che la trama, ma soprattutto il significato della stessa, sia effettivamente questa lascio decidere ad altri.
Passando dagli occhi alle orecchie, per quanto si possano giudicare Coro ed Orchestra praticamente sentiti attraverso la famigerata “cassa acustica” e gli stessi artisti microfonati in singolo (e quindi quasi “radiografati” con i pregi e purtroppo difetti delle voci), mi sono parsi sufficienti le masse orchestrali e corali guidate in modo sicuro e deciso ma, anche piuttosto spartano di sfumature e colori (il celebre intermezzo non ha mi ha riservato nemmeno mezza emozione) dal Maestro Matteo Beltrami.
Santuzza, di voce adatta mi è parsa la Rachele Stanisci che tenta poche volte assottigliamenti della voce preferendo una modalità determinata d’emissione , forse rifacendosi agli anni ’50 dell’ambientazione, così come il Compare Alfio di Angelo Veccia che, pur nella sicurezza delle note, ogni tanto mi pareva scantonare in una sorta di “birignao” di cellettiana memoria.
Come nella recente Turandot, il Turiddu di Marco Berti è apparso un poco usurato nella vocalità (con una “Siciliana” e il brindisi in cui mi è parso quasi sofferente…e anche noi…), ma pur sempre ancora in possesso di quelle belle note anche acute (per esempio in un “Addio alla Madre” niente male!) di un tempo.
Decorosa la Madre di Cristina Melis mentre decisamente buona sia di voce che di presenza scenica la Lola di Elena Schirru ma, come è noto, non basta una buona Lola a salvare una “Cavalleria Rusticana” che se non è da “spedizione punitiva” non è nemmeno uno spettacolo da ricordare e questa volta nemmeno per lo scenario in cui è stata inserita.
In definitiva mi sa che aveva ragione Toscanini!
ph Teatro Lirico di Cagliari

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