Stefano Figliola, pianista: 50anni da Rachmaninoff e non sentirli

Qualche giorno fa, riordinando spartiti programmi e ritagli di giornale, legati ai primi anni di studio al Conservatorio di musica,  mi sono imbattuta in una data: 1 Agosto 1976. Improvviso un flash back

Avevo appena concluso gli esami del primo anno ed ero totalmente rapita da tutte le attività che riguardavano questa mia scuola.   Seguivo saggi e concerti di fine anno soprattutto dei miei compagni particolarmente talentuosi e fra questi il pianista Stefano Figliola . La data del 1 agosto  ha rappresentato un momento di grande emozione perchè  vedeva proprio il suo debutto ufficiale Era uno di noi che faceva il salto da studente a professionista, con l’Orchestra dell’allora Istituzione dei Concerti e del Teatro Lirico “Giovanni Pierluigi” da Palestrina  diretta dal M° Nino Bonavolontà. Lo faceva con un concerto tra i più impegnativi della storia pianistica : II° Concerto per Pianoforte e Orchestra di Sergej Rachmaninoff.

Ebbene, proprio a breve saranno esattamente 50 anni da quel debutto e Stefano Figliola , che da allora  è sempre impegnato nella sua attività concertistica e didattica, lo ricorda con grande emozione. Ci siamo rivisti qualche giorno fa e non potevamo non ricordare quell’evento .

“Avevo appena suonato il II° Concerto di Rachmaninoff al Saggio finale con l’Orchestra del Conservatorio diretta dal Maestro Nino Bonavolontà e dopo quella esecuzione il Maestro mi  promise che alla prima occasione mi avrebbe fatto risuonare quel concerto in un contesto più importante. Dopo pochi giorni mi fermò all’ingresso del Conservatorio per dirmi che il Pianista Franco Mannino, che avrebbe dovuto suonare la “Rhapsody in blue” di Gershwin nella Stagione Sinfonica ufficiale dell’Ente, aveva dovuto rinunciare al Concerto e mi chiedeva se fossi stato disposto a sostituirlo col II° Concerto di Rachmaninoff.

Da quel momento ricordo soltanto di essermi ritrovato improvvisamente in un’aula del Conservatorio a riprendere in mano il Concerto di Rachmaninoff che ripresentai nella Stagione Sinfonica ufficiale proprio il 1 Agosto del lontano 1976”.

Quel debutto cosa ha significato per la tua carriera?

“Ha segnato da lì a breve, un susseguirisi di impegni professionali  importanti .

Dopo quel Concerto è arrivata l’esecuzione del V° Concerto di Beethoven col M° Alberto Peyretti che ho suonato per cinque mattine di seguito per i cos’ detti Concerti Promozionali che l’Istituzione promuoveva per le scuole cittadine.

Dopo qualche mese, sempre per la Stagione Sinfonica ho presentato il IV° Concerto di Beethoven diretto dal M° Carlo Frajese. E ancora  sempre l’Imperatore per la  Stagione Sinfonica col direttore italo/argentino Emilio Pomarico.

Diversi anni dopo poi, ho ripreso  II° Concerto di Rachmaninoff che mi aveva portato fortuna, questa diretto dal maestro Hubert Soudant.

Ritornando però a quel periodo la cosa determinante fu rappresentata dal fatto che il M° Alberto Peyretti, l’allora Direttore Stabile dell’Orchestra dell’Ente Lirico e Direttore del Conservatorio “Luigi Canepa” di Sassari, presente al Concerto, mi suggerì di presentare domanda proprio al Conservatorio di Sassari in quanto si era liberata una classe di Pianoforte Principale. Risultai primo nella graduatoria delle supplenze e così ottenni per l’anno scolastico 1976/77 la cattedra annuale di Pianoforte Principale. E da quell’anno incominciò anche la mia carriera di docente di Pianoforte che ho certamente privilegiato e portato avanti con impegno e grande soddisfazione per 43 anni fino al 2020, anno del mio pensionamento dal Conservatorio”.

Tutto questo in un’età giovanissima, avevi poco più di 20anni! Durante il periodo degli studi quali sono state le tue figure di riferimento?

“Beh, intanto mi sento debitore nei confronti dei miei due insegnanti, la Signora Anna Paolone Zedda, allieva di un allievo di Florestano Rossomandi e Pianista di grande talento, e del M° Orio Bucellato, allievo di Tito Aprea, anche lui Pianista di notevoli qualità. Da loro, oltre alla disciplina di studio ho appreso gli aspetti più significativi dell’interpretazione musicale ma soprattutto due diverse modalità di concepire l’approccio tecnico al Pianoforte da parte di due diverse correnti di pensiero appartenenti alla Scuola Pianistica Napoletana, quella di Florestano Rossomandi e di Alessandro Longo.

Ci sono stati poi gli incontri importanti, quelli che ogni giovane studente di Pianoforte dovrebbe spera di fare. Nel 1973, in occasione di quello che poi sarebbe purtroppo stato il suo ultimo concerto a Cagliari, ebbi l’onore e la fortuna, di incontrare il Pianista Dino Ciani.  All’epoca Ciani, insieme a Maurizio Pollini, era il Pianista italiano della nuova generazione più famoso nel panorama concertistico  internazionale. Fu molto gentile e prodigo di consigli di cui ho fatto sempre tesoro e fu lui per primo a consigliarmi il repertorio che avrei dovuto affrontare (allora frequentavo il 7° anno di Pianoforte) da lì a qualche anno. Tra le tante cose, mi suggerì per esempio, lo studio della “Totentanz” di Franz Liszt che poi eseguii due anni più tardi con l’Orchestra del Conservatorio diretta dal M° Sandro Sanna.

Nel 1980 al “Mozarteum” di Salisburgo frequentai, dietro sollecitazione del M° Bonavolontà, la Masterclass del M° Carlo Zecchi, uno dei massimi Pianisti del 900′, ma che già da tempo aveva abbandonato la carriera solistica per dedicarsi a quella di Direttore d’Orchestra. Mi incoraggiò al punto da chiedere al M° Bonavolontà di poter dirigere in una prossima occasione qui a Cagliari un Concerto con la mia partecipazione in qualità di solista, nel Concerto di Schumann e nella “Totentanz” di Franz Liszt. Nel 1983 era tutto definito per il mese di Giugno, ma il M° Zecchi dovette rinunciare al concerto per seri problemi di salute. Subentrò a lui lo stesso M° Bonavolontà che però cambiò il programma precedentemente definito e io suonai solamente la “Totentanz” di Liszt”.

Da quanto hai detto risulta evidente l’importanza di poter incontrare le persone giuste soprattutto  nell’arco dell’apprendistato.

“È proprio così. È infatti di fondamentale importanza per un giovane allievo poter incontrare lungo l’arco degli studi accademici quei docenti che possano garantirgli una solida formazione strumentale, ma è altrettanto importante poter poi fare i giusti incontri con grandi personalità artistiche, nel mio caso Ciani e Zecchi appunto, che possano in qualche modo dare un impulso decisivo alla propria personalità musicale, tale da incidere sulle future scelte artistiche.

Di seguito il video di uno dei concerti che hanno segnato la carriera di Stefano Figliola.

Un commento

  1. Totentanz al conservatorio di Cagliari, nel 1976? Io c’ero, caro Stefano! Ricordo sempre l’entusiasmo che mi aveva trasmesso, anche perchè io sentivo per Liszt una grandissima passione, che tutt’ora mi motiva! Un abbraccio.

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