Non travvisatemi, non ho nessuna intenzione di strumentalizzare l’ospedale luogo  di sofferenza.

Ho voluto solo fare questo paragone perchè, chi come me è costretta a passarci diverse ore,  ha la possibilità di distrarsi affinchè questo tempo non sia troppo angosciante.

Infatti, molti sapranno quanto siano snervanti le file davanti agli ambulatori per le visite mediche o per le così dette "sentenze".

Beh! Pensate che questa mattina ho passato ben 6 ore ad aspettare il mio turno.

Dopo un inizio che pareva felice (sono stata puntuale alle 7,30 e ho fatto il primo controllo alle 8) il resto è stata un’attesa interminabile seduta in un corridoio aspettando di essere chiamata.

In questo frattempo ho realizzato il paragone col teatro.

E’ vero anche che tutta la vita in se, può ricordare il teatro ma oggi, sarà anche per deformazione professionale, ho intravvisto i protagonisti, gli antagonisti, i comprimari e tutto il popolo interprete di un dramma teatrale a pieno titolo.

I medici, sono i veri protagonisti che dominano la scena.

Loro sanno quanto siano importanti agli occhi della gente ed hanno spesso un atteggiamento controllato nel camminare, nel rispondere e nel dare le notizie siano esse belle o brutte.

Fanno da contorno le infermiere che fra un prelievo e una barella si scambiano battute sugli amori di questa o quel collega, con riferimenti spesso a qualche medico . 

 Il loro camminare frettoloso da un corridoio all’altro anticipa una scena spesso drammatica ma a volte anche piacevole come il ritorno in camera della puerpera che ha appena partorito .

Durante questi movimenti ci sono gli incontri con gli amici .

Qui le infermiere improvvisamente acquistano un atteggiamento d’importanza.

Quasi sempre il paziente amico ha bisogno di loro nella speranza di accorciare il tempo di una coda. Loro si mostrano disponibili nel cercare di accontentarli ma guardandosi intorno per non far sentire agli altri il favore che stanno per fare. Io ho visto, sentito e lasciato perdere anche se un favoruccio del genere mi ha fatto aspettare un’ora in più.

C’è poi anche l’infermiera primadonna.

Ha il passo lento (diversamente da quello di tutti veloce e affannato), è truccata di tutto punto, sfoggia gioielli e cammina sui tacchi.

Strano ma vero e come se cercasse di far capire a chi la guarda nella sua sfilata da corridoio, che lei non è una semplice infermiera come le altre, ma ben di più.

Ma poi anche per lei si scoprono gli altarini. La collega più coscenziosa la striglia inviperita a muoversi e a darsi da fare perchè il lavoro è tanto per tutti e  e non c’è tempo per passerelle.

Ma qui lei perde tutto il suo controllo, urla imbestialita facendo capire che ognuno deve pensare a se.

Però, Totò diceva:

 "E io pago…!!"

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3 Responses

  1. Hai fatto un ottimo post ed hai ben reso l’idea.

    Bravissima; ora troviamo un librettista per tradurlo in libretto d’opera semiseria ed anche un compositore che la metta in musica e reperiamo infine regista, senografia e cast…

    lanfranco

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