di Giampaolo Piga

Ci sono strade della citta’, della mia Cagliari, che ripercorro spesso solo perche’ nel farlo mi tornano in mente momenti della mia infanzia che vorrei non dimenticare mai. Sant’Efisio pero’, immagino che a tutti noi cagliaritani ha lasciato e lascia sempre degli indelebili ricordi e non sono pochi quelli che, il primo maggio lo vivono importante quasi come il Natale e la Pasqua e lo aspettano con gioia perche’ segna l’inizio della bella stagione di mare…non sempre pero’, perche’ al ricordo di certi primi maggi mi sento ancora bagnato.

Dopo la capatina nella sua chiesetta, era obbligata la sosta sulla scalinata di Sant’Anna in via Azuni, e li si stava cotti dal sole fino al passaggio del Santo che riuscivo a vedere solo se mio padre mi prendeva in braccio: povero papa’ che sulle sue spalle doveva tenere me da un lato e mio fratellino dall’altro. Salutare il Santo Passare quindi in via Azuni, dove per piu’ di trecento anni Sant’Efisio transita alla volta di Nora, è ripercorrere e risentire e rivivere momenti della mia infanzia fatti di festa canti balli dolci sardi e pianti, molti pianti, compresi quelli di mio padre perche’ davvero Sant’Efisio con quella mano alzata verso il cielo, dava l’impressione di salutare ogni fedele assiepato intorno a lui.

NON ZITTITE!!! Non avrei voluto trovarmi nei panni di quell’artigiano che nel riprodurre la statua del Santo, gli mise la croce nella mano sbagliata creando un caso di cui ancora oggi si parla:“Efis Sballiau” infatti, rimane un non perdonato errore che sa di blasfemo, anche se poi come tanti errori nell’arte, inevitabilmente crea interesse e curiosita’, sia per l’artista che per la sua opera sbagliata.

“Se avessi quattrini da buttare via, comprerei questa tela per bruciarla…” Cosi’ invece un noto collezionista accolse un’opera di Renoir che per averla oggi, non basterebbero le stelle del cielo per comprarla.

Capito’ anche al povero Manet di essere miseramente bocciato perche’ la sua “Le déjeuner sur l’herbe” era infantile, senza contrasti, senza sfumature e senza…vestiti. E senza vestiti e senza vergogna erano anche le creature di Michelangelo che la censura, senza vergogna, penso’ bene di coprire con le mutande e se penso che dal cinquecento ad oggi in quanto a coprire insabbiare nascondere e zittire, non è cambiato molto, mi spiego il perche’ dell’animato e non sempre sentito grido:“Non zittite l’Arte“.

Il cinquecento comunque, cosi’ come il buio medioevo, non è molto lontano ed anzi a volte facciamo di tutto per rinverdirlo, come nei casi di Firenze e Pisa di questi giorni in cui si è cercato di far tacere la voce di chi chiede la “PACE”, dimostrando di non aver imparato nulla dalla storia perche’ la pace non si ottiene con la guerra, cosi’ è “Sballiau” cercarla con il manganello.

I racconti di Giampaolo Piga li trovate in libreria in una raccolta intitolata Il mio vivere così per la LFA Publisher

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