Giuseppe Tanchis è stato tra i primi a interpretare l’inno sardo “Non potho reposare” e a mostrare al mondo la vocalità nuorese. Tutto questo viene riconosciuto al 94enne. La sua opera è stata ricordata con la targa (“alla carriera”) donatagli dall’associazione culturale “Amici del coro”, di cui fanno parte diversi compagni e allievi di Tanchis. Un momento di convivialità e amicizia nella sua casa nuorese.

Dentro un turbine di ricordi e un collegamento diretto alla passione per la musica, che ha segnato il percorso del cantante barbaricino. «Il riconoscimento è per un artista che ha dato lustro alla città, perché i brani della tradizione interpretati da Tanchis sono conosciuti e apprezzati in tutto il mondo», ha spiegato Giorgio Mustaro, a nome dell’associazione culturale, nelle cui file opera anche il gruppo polifonico “Amici del Coro”.

Nella disciplina della musica e della vocalità, Giuseppe Tanchis è stato un tenore, la voce solista più acuta e caratterizzata. L’inclinazione per la musica l’aveva portato in giovane età al Conservatorio Santa Cecilia, di Roma, dove aveva tra i compagni di corso Mario del Monaco e Giuseppe Di Stefano, due tra i tenori più importanti espressi dall’Italia. Scuola e formazione che Tanchis portò e attuò nella sua terra, nella città alla quale lo legavano e lo legano sentimenti profondi e affetti.

A metà degli anni 60’, la corale “Santa Maria”, diretta da don Pietro Cottu lo annoverò tra le sue voci, insieme ad Antonietta Chironi, altra rappresentante indimenticata della Nuoro che suona e canta, nel repertorio classico e in quello della tradizione. I brani sono quelli della collezione sacra, il teatro è la cattedrale nuorese. Le esibizioni per i matrimoni, i riti funebri, le feste comandate. Ma c’è anche una coralità popolare, quella della tradizione sarda, che nel capoluogo sta emergendo in quelle stesse stagioni.

Tra gli interpreti sempre Tanchis, voce solista, del Coro Barbagia, diretto da Banneddu Ruiu, che con il Coro di Nuoro apre proprio in quel momento la storia della polifonia nuorese, oggi ricca di sodalizi ed valori artistici. Tanto che arriva a Nuoro, la Rca, azienda leader nella discografia, per registrare la raccolta “Sardegna canta e prega”. «L’interpretazione di Tanchis di “Non potho reposare” – commenta ancora Mustaro – è sicuramente una delle punte più alte raggiunte dalla musica tradizionale dell’isola». La capacità di toccare le corde dell’anima e il senso dell’appartenenza sono altrettanto forti nel brano amoroso “In su monte ‘e Gonare” e nel canto dell’emigrato, “Adios Nugoro amada”, che compongono una raccolta ormai storica per la coralità nuorese. Il perché nelle parole di Mustaro: «Quelle canzoni, armonizzate da Ruiu e con la voce solista di Giuseppe Tanchis, hanno segnato un percorso, dove emergeranno via via i maestri di folclore Bobore Nuvoli, Giampaolo Mele, Tonino Puddu».

Tanchis ha anche una parte della vita artistica da dedicare alla musica sacra. Tra l’altro è stato il suo primo cimento, nel coro che si esibiva sotto il presbiterio di Santa Maria della Neve. In questo caso l’incontro decisivo è con don Sergio Piras, sacerdote nuorese. In cattedrale, è maestro di cappella. Il suo gruppo, con la voce di Tanchis, accompagna la vita sacra in città.

Le opere sono la Messa di Perosi, il “Panis Angelorum”, l’inno gregoriano “O Esca Viatorum”. Il massimo in circolazione, per sollecitare fede e amore per l’intreccio musicale, per quella vocalità che Tanchis esalta con la sua voce decisa e vellutata, a un tempo. «Il nostro premio va a sottolineare le doti artistiche e un grande amore per la musica, che vive sempre nel cuore del tenore di Nuoro», conclude Giorgio Mustaro.

FONTE: https://www.lanuovasardegna.it/

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