di Giampaolo Piga
Era l’ultima interrogazione prima del sudato diploma e quella mia compagna sembrava un fiume in piena parlando con una preparazione di tutto rispetto della musica del 900 e dei suoi autori. Tutto sembrava filare liscio e in commissione i sorrisi compiaciuti non mancavano fino a quando, non si sa perche’, incomincio’ a parlare della Francesca da Rimini di Zandonai con toni sprezzanti esprimendo giudizi severi e sputando sentenze su Francesca che come una donna leggera e senza morale aveva ceduto alle lusinghe di Paolo suo cognato.
Fu allora che il direttore del Conservatorio la interruppe per chiederle quasi severo:<< signorina ma lei è mai stata innamorata?>>.
Forse per la mia amica quella fu una bella lezione ma in un certo senso lo fu per tutti e anche per me perche’ anche io pensai che prima di pronunciare pareri e sentenze su certi argomenti bisognerebbe aver provato l’amore con tutte le sue incoerenze e contraddizioni altrimenti è meglio parlare di calcio e alla mia amica prima di prendersela con Francesca e giudicarla, le avrei consigliato di dare un’occhiata a suo marito rozzo orbo sciancato e imbroglione che solo con un misero stratagemma riuscì a portarsi a letto la donna che poi ammazzera’.
In amor vince chi resta…a casa sua
A Tempio nella mia ultima rappresentazione dell’Elisir d’Amore, mi sono gustato con una ilare pieta’ la storia di quello scemo di Nemorino che potendo scegliere tra tanti miracolosi infusi dell’imbrogione del villaggio, va a prendersi proprio l’Elisir per conquistare Adina che oltre a deriderlo perche’ sempliciotto e squattrinato poco ci manca che lo prenda pure a calci nel culo.
Ed era proprio per paura dei calci nel c… che una mia vecchia amica, zitella di lungo corso e acida al punto giusto, sosteneva che l’unico rimedio alle pene d’amore era quello di starsene a casa per evitare incontri e guai, all’opposto dei noti Stanlio e Olio che invece per dimenticare l’amata, da casa sono usciti per arruolarsi alla Legione Straniera.
Ma l’amore è anche questo e sempliciotti o astuti e smaliziati, se colpiti dalla famigerata freccia si comportano tutti allo stesso illogico modo e non manca l’eloquente esempio del valoroso Sansone che si comporta come se nessuno gli avesse mai detto che “in amor vince chi fugge” e come un imbecille si fa “pelare la testa” dalla scaltra Dalila, perdendo di botto poteri e forza. Ed è con la forza e il coltello che l’illuso disperato Don Josè’ pretende di ottenere l’amore di una Carmen che vive i sentimenti a modo suo e si comporta come “uno strano augello” che svolazza di fiore in fiore incurante delle minacce e della morte.
A pensarci bene anche il tizio che urla “all’alba vincero’” le cose a posto non doveva averle tutte perche’ per conquistarsi l’amore di quella stronza, rischia di finire come tutti gli altri principi, senza testa…ammesso poi che i tenori la testa ce l’abbiano davvero.
E a proposito di testa è proprio quella che si dice si perda quando ci si innamora e certe scelte si possono capire e giustificare solo e soltanto appunto se fatte senza testa e dalla mitologia a oggi esempi di grosse rovine guerre catastrofi e anche qualche storiella col lieto fine grazie ad una scarpetta, sono dettate e causate da questo misterioso infausto nefasto magnifico miracoloso sentimento. E a volte è tanto nefasto e infausto che porta Fernando Pessoa a dire che ama soltanto tutto ciò che è stato e tutto quello che non è più.
Nelle opere liriche dove si va per le spicce e il “bello dentro” sembra non avere molto peso e importanza, a fare manbassa di consensi è “il bel sembiante” che fa scattare il colpo di fulmine che a volte si rivela nefasto e rovinoso per la propria e l’altrui esistenza come in Rigoletto: ” Bello e fatale un giovine, offriasi al guardo mio”, o come nella Manon Lescaut col suo doloroso e tragico epilogo.
Ma a proposito di dolorosi epiloghi, Werter, che di “Dolori” la sa lunga, preferisce farla finita dando spunto e suggerimento a tanti giovani innamorati infelici a fare altrettanto e oggi Goethe finirebbe alla sbarra per istigazione al suicidio e non voglio immaginare quale catastrofe sarebbe successa se quello scrittore avesse pubblicato ” I dolori del giovane Werther” su facebook o su instagram.
“Amor ch’a nullo amato...”
Tra le invenzioni piu’ discutibili e usurate, nelle favole compare il ” ...e vissero felici e contenti” che fa sognare e desiderare principi castelli carrozze che spesso nella realta’…ma come va a finire nella realta’ lo sappiamo tutti come pure sappiamo che se la felicita’ per i singoli è una utopia, per la coppia diventa una favola appunto.
Si dice che “L’amor cortese” del trobador (non è una parolaccia) di lontana memoria, è quello che ogni donna sogna e sospira e che sia principe o suddito, tutte lo vogliono bello colto intelligente e magari impiegato alle poste, come direbbe Anton Cechov. Ma poi
arriva un certo Marco Ferradini e con il suo “Teorema” ribalta credenze e miti che sembravano duri a morire e che in sostanza dice che se vuoi conquistare una donna la devi trattare male: ” Prendi una donna,Trattala male. Lascia che ti aspetti per ore…E allora sì vedrai che t’amerà.
Ma è lo stesso cantante che alla fine si chiede: “Senza l’amore un uomo che cos’è?“, e a questo interrogativo ognuno dia la risposta che crede.

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